Per tenere aggiornati gli iscritti, come promesso, c’è l’ intenzione di ideare un calendario per il prossimo anno al fine di fare un po’ di autofinanziamento. A ottobre ci aspetta qualche banchetto nei mercatini con annesso volantinaggio. Cerchiamo volenterosi o simpatizzanti, iscritti o no, che ci diano una mano. Buone vacanze a tutti
volantino
( VOLANTINO IN DISTRIBUZIONE )
RECESSIONE
Per recessione si intende una crescita negativa del PIL (prodotto interno lordo) e dunque il rallentare delle produzioni con diminuzione della ricchezza e conseguenti licenziamenti e impoverimento generale a causa dei quali diminuiscono anche i consumi. Non si può negare che è proprio la situazione che stiamo vivendo oggi in Sardegna e nel futuro ci aspetta il “federalismo fiscale” che per noi potrebbe anche essere una dannazione, inoltre non si sa neppure se ci verrà ancora riconosciuto lo stato di regione a statuto speciale e considerando che attualmente la Sardegna riceve dallo Stato più di quello che da, si è completato un quadro della situazione tuttaltro che lusinghiero.Alcune soluzioni del problema potrebbero essere:: l’abbassamento dei tassi di sconto delle banche, riduzione dei tassi sui prestiti, abbassare le tasse etc. ma andremo incontro ad altri problemi di ordine economico e allora cercando di impiegare la moltitudine di disoccupati Sardi, l’economia si potrebbe far ripartire creando nuove opportunità di lavoro che si diversifichino dalle nostre soluzioni occupazionali classiche.E’ necessario indurre gli imprenditori ad investire qui da noi con nuove, mirate e piccole attività produttive al momento inesistenti, rilanciare agricoltura e pastorizia con le lavorazioni dei derivati ma sopratutto investire sul turismo in maniera organizzata ma consona all’ambiente. LE ZONE FRANCHE URBANE In Francia e Germania sono realtà già operative, per noi:c’è un articolo della legge finanziaria 2008 che istituisce delle agevolazioni per zone urbane particolarmente disagiate e che non superino i 30.000 abitanti. Per queste zone, ancora da stabilire, le piccole imprese usufruiscono per 5 anni dell’esenzione delle imposte sui redditi e per i successivi 5 anni è limitata a l 60% e in seguito a scalare la percentuale fino ad azzerarla. Vi sono anche altre esenzioni che vanno dall’IRAP al versamento dei contributi dei dipendenti etc. Queste agevolazioni vanno subordinate all’approvazione della Commissione Europea ai sensi dell’articolo 88, paragrafo 3, del Trattato istitutivo della Comunità europea. Tali incentivi sono studiati in sostituzione della legge 488. Le prime 10 aree sono già state individuate anche in Italia, ma nessuna in Sardegna, sono ubicate tutte in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. In Sardegna, la solita povera cenerentola, al momento neppure una e, c’è da scommetterci, saranno pochissime e molto ambite dalle varie provincie. Ammesso che tutto vada avanti, perchè la programmazione si sta svolgendo con molto ritardo, da noi darà luogo a litigi e ingiustizie. COSA SI PUO’ FARE La “zona franca” è stata per decenni il cavallo di battaglia di diverse formazioni politiche e se fosse possibile ottenerla per tutta l’isola avremmo risolto i nostri problemi, ma questa è un’opzione che mai è stata considerata dal governo di Roma e anche per le zone franche urbane lo Stato è tiepido perchè potrebbero venire a mancare notevoli introiti, allora è necessario inventare qualcosa che attragga investimenti e che sia un’iniziativa tutta Sarda. Forse non tutti sanno che come regione a statuto speciale, i proventi dell’ IRPEF delle attività produttive provenienti da aziende che abbiano sede legale nell’isola vengono ripartiti in modo che allo stato vada il 30% e alla regione rimanga il restante 70%, se non viene fatta impresa la regione non prende nessun 70%, lo stato nessun 30%, i disoccupati continuano a restare disoccupati e l’imprenditore si tiene i soldi in banca. Prendendo spunto dalle ZFU. Ammettiamo che per favorire gli investimenti la Regione rinunci ad una parte di quel 70% in favore dell’impresa, cioè faccia in modo che chi investe paghi la metà delle imposte che si dovrebbero pagare accontentandosi di incamerare un 20% e lasciando libere le imprese di scorporare alla fonte le imposte(naturalmente dopo avere contrattato l’operazione con il governo nazionale).Accadrebbe che verrebbero in tanti ad investire qui per essere assoggettati ad un’imposta minore, questa agevolazione potrebbe durarare un tempo limitato, per es. 10 anni dopo i quali tutto ritornerebbe normale. In definitiva avremo che le casse regionali incasserebbero il 20% della tassazione IRPEF e prima non incassavano niente, lo stato si prende il suo 30% e non ci rimette, I sardi lavorano e prima erano disoccupati e gli imprenditori investono. Sarebbe necessario studiare i meccanismi, preparare un modus operandi e consultare Roma e Bruxelles. La Regione Sardegna profonde scarso impegno e attenzione alle agevolazioni comunitarie ( vedi i fondi per l’agricoltura rientrati a Bruxelles perchè non spesi) e quindi su queste e altre iniziative diranno che sono cose che non si possono fare, diranno che sono di difficile attuazione e che mai lo stato e la comunità europea darà il consenso per l’attuazione e toglieranno mille “pinnicche” per dissuaderci, ma non è vero!!! La politica è mediazione e contrattazione, quindi è una iniziativa che richiede impegno, capacità di mediare, buona conoscenza delle normative europee e sopratutto tanta testardaggine e determinazione, tutte cose di cui nessuno si vuole assumere gli oneri perchè andrebbe incontro ad un lavoro estenuante e carico di responsabilità, ma non abbiamo detto che sarebbe stata una passeggiata, per risolvere annosi problemi occorre lottare e non cullarsi nella staticità fatalista.
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Di: mosapo.com on 7 Agosto 2008
alle 09:09
