Lavoro e Sardegna

Lavoro e Sardegna, sono due parole slegate da tempi immemorabili perché la nostra isola è sempre stata considerata una regione di serie B da cui prendere  il buono e il meglio, come una colonia, la si è sempre vista come territorio conquistato e pertanto soggetto alla predazione e al saccheggio come, del resto, hanno fatto nei secoli le varie flotte di pirati sbarcati sulle coste da ogni continente,  sarà questo che ci ha assuefatto e ci ha reso arrendevoli e rassegnati, però il conquistatore di turno è stato sempre attento a non portare gli abitanti all’indigenza esasperata, infatti abbiamo di che sopravvivere  e ogni tanto ci viene elargito un contentino che ci rende perfino servili nei confronti del moderno predatore che ha avuto l’accortezza di insegnare anche alla classe politica isolana il disinteresse per i sardi e la mortificazione dell’orgoglio che da sempre ci ha contraddistinto.  Siamo stati cosi’ bene plagiati che li accogliamo come benefattori quando permettono di installare nel nostro territorio le fabbriche da terzo mondo che inquinano la terra e ammorbano l’aria in cambio di una manciata di posti di lavoro insicuro e mal pagato,  fabbriche che lasciano scorie pericolose e mortali quando vengono dismesse,  ma lasciano anche tante famiglie nella disperazione dopo averle illuse distogliendo gli uomini  dal lavoro che nei secoli ha dato loro sostentamento in cambio di un effimero benessere.  Ci troviamo, attualmente, in un’era dove i popoli del mondo possono godere del proprio tempo libero che ora è diventato abbondante e che amano trascorrere alla ricerca di nuove conoscenze, di nuovi luoghi e culture senza trascurare lo svago e il divertimento, ebbene noi sardi abbiamo la possibilità di fornire tutto questo senza lasciare spazio ad iniziative esterne a patto che evitiamo di farci avvelenare il territorio e abbiamo anche la possibilità di fornire cibi incontaminati prodotti con i frutti della nostra terra,  ci necessita una buona amministrazione e un poco di coraggio. Il ritorno al passato può essere il nostro futuro                                                                         

                                                                    IL  DISOCCUPATO

Sgomento, delusione, rabbia, sfiducia, depressione, sono i sentimenti che accompagnano la vita di un disoccupato, come si può, dopo l’adolescenza, incamminarsi verso la realizzazione della propria vita?
Come si può intraprendere una strada di studio senza sbocchi? Come si può restare disoccupati a 50 anni?
Tutti siamo consci del fatto che una vera rinascita non possa che partire da una nuova politica del lavoro che ponga argine allo stillicidio dell’emigrazione dei giovani Sardi verso i paesi d’oltremare.

Siamo quasi alla fine della legislatura e dobbiamo , con amarezza e delusione, constatare che il traguardo non solo non è stato raggiunto ma neppure si intravede in lontananza e che scarso impegno è stato profuso nel raggiungimento dell’obiettivo primario che è il lavoro.

Il lavoro che da la dignità agli uomini e gli permette di sentirsi parte attiva nel tessuto sociale della nostra isola.
In questo scorcio di legislatura si è data la priorità ad argomenti di cui un esercito di disoccupati non può gioire ne può apprezzare in quanto viene a mancare il sostentamento nella vita di ogni giorno ed è preclusa ogni speranza su un futuro che roseo non è di certo.

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Oggi per la strada, mi è stato dato un giornale informativo dal titolo “BILANCIO DEL GOVERNO DELLA REGIONE 2004-2008– e sono rimasto allibito su quanto vi è scritto in terza pagina: un elenco di alcune tappe del governo della regione 2004-2008. Non voglio dare l’impressione a chi legge di fare propaganda elettorale, infatti non propendo per alcuno dei candidati principali che non mi ispirano fiducia, ne parteggio per l’indipendentismo in quanto, per il momento, non mi interessa, almeno finchè non saremo capaci di camminare con le nostre gambe. Leggendo questo giornale, viene da ridere o da piangere, fate voi, vi sono elencati, infatti, 48 punti che dovrebbero dimostrare quello che è stato fatto, molti punti sono doppioni di uno stesso argomento ad esempio quelli sulla legge salvacoste e sul PPR, ve ne sono 3, poi sulla partenza degli americani da La Maddalena, riportato in 4 punti, come se quelli se ne fossero andati per merito di Soru che ha PRETESO L’abbandono della base e non perchè non aveva più ragione di essere, si parla dl riordino del servizio sanitario e del nuovo piano, in due punti, e infatti abbiamo visto come funziona bene con attese per analisi che arrivano anche ad 1 anno, non mi sembra un fiore all’occhiello ma una cosa da tacere. Insomma questo giornalino è da leggere per ridere, l’unica cosa seria e ben fatta ma che poi è cascata nell’integralismo più assurdo è la salvacoste. Ebbene, in questa sequela di leggi, leggine, proposte non esiste un punto, dico uno solo che parli di lavoro, sviluppo e occupazione, mentre in questa campagna elettorale è un argomento abusato. Ma allora ci hanno proprio preso per stupidi, il bello è che in queste tappe del percorso del governo regionale, ci sono dei punti che enfatizzano l’uso della lingua sarda nei discorsi del presidente e nelle delibere della giunta, c’è proprio di che andare fieri, iniziative meritorie e aggregative, per carità, ma siamo sicuri che fossero proprio queste le priorità? Andate a dirlo ad un disoccupato che il presidente ha parlato in sardo all’assemblea e vedrete cosa vi risponde, oppure ditegli che è stato fatto il “piano d’azione per il superamento del divario digitale” (un’altro punto) e vedrete il disoccupato come ci campa bene con questo superamento. Tirando le somme, non voglio sminuire alcune operazioni meritorie che sono state intraprese, ma non è necessario pavoneggiarsi con interventi tutto sommato discutibili per rimediare allo stato disastroso in cui si trova la nostra isola. Anche tutti i governi precedenti, qualcosina l’hanno pur fatta. Questo elenco “delle opere” da l’impressione di essere stato ideato per riempire la pagina con argomentazioni buone per i polli. Consiglio vivamente di procurarvene una copia e di leggerlo. Al fine di non creare fraintendimenti, ricordo ancora che non desidero denigrare un candidato a favore dell’altro che non mi ispira ugualmente, ma vorrei che al popolo sardo venga riconosciuta l’intelligenza e la capacità di sapere discernere tra la realtà dei fatti e una spudorata e falsa pubblicità elettorale. I disoccupati non sono pesci da prendere all’amo del consenso.

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