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	<title>MO.SA.P.O.</title>
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	<description>SARDEGNA E OCCUPAZIONE: IL LAVORO CHE NON C'E'</description>
	<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 22:48:37 +0000</pubDate>
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		<title>LAVORO  PER  TUTTI</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 17:39:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un raggio emerge tra le nuvole. Ho trovato la soluzione allo stato di crisi che il mondo sta attraversando! Non è né difficile né rivoluzionaria. Anzi tanto semplice quanto ovvia. LAVORO!!!! Lavoro per tutti. Con tale soluzione si risolvono più problemi che assillano le società post industriali. Impegno e partecipazione allontanano cattivi pensieri. Non dimentichiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un raggio emerge tra le nuvole. Ho trovato la soluzione allo stato di crisi che il mondo sta attraversando! Non è né difficile né rivoluzionaria. Anzi tanto semplice quanto ovvia. LAVORO!!!! Lavoro per tutti. Con tale soluzione si risolvono più problemi che assillano le società post industriali. Impegno e partecipazione allontanano cattivi pensieri. Non dimentichiamo che un occupato diventa anche consumatore. E tanto più un individuo ha certezza del lavoro, tanto più i suoi investimenti sono proiettati nel futuro. Al di fuori di qualche malattia mentale è altamente improbabile che qualcuno metta a rischio il suo progetto di vita per rincorrere chimere. Quanto più l&#8217;individuo lavora, tanto meno delinque. Al contrario l&#8217;ozio alimenta rancori, fermenta umori reconditi. Una società condivisa attraverso il lavoro e l&#8217;impegno sociale rende l&#8217;individuo più consapevole del suo ruolo in seno alla collettività ed accresce lo spirito del gruppo di appartenenza. E&#8217; pur vero che esistono individui altamente refrattari a qualunque collante sociale, ma questi esisterebbero comunque, seppure ridotti ad una esigua minoranza. Devianze patologiche sono fisiologiche nelle società soprattutto in quelle urbanizzate. Ma tutta la stragrande maggioranza, impegnata nel personale percorso di crescita economico sociale, rispetterebbe le regole di convivenza, attenuando anche quei fenomeni che suscitano attenzione da parte della forza pubblica. Non è un caso che le grandi organizzazioni criminali prosperino nel meridione sottosviluppato. Qui riescono a radicarsi sostituendo lo Stato nella produzione del reddito, distribuendo occupazione laddove non c&#8217;è, ma soprattutto restituendo un barlume di speranza a coloro che, aspettando un lavoro dalle istituzioni, l&#8217;hanno perduta insieme alla pazienza. La ricetta e semplice ma funzionale. Lavoro a tutti i disoccupati significa creare nuovi contribuenti che accrescono il fatturato delle Aziende soffrenti per il momento congiunturale sfavorevole. Tutto ciò si traduce in maggiori entrate per il fisco con ulteriori risorse per lo Stato da destinare a nuovi investimenti che creano lavoro, occupazione e nuovo reddito.  E&#8217; un circolo virtuoso che fa soldi dai soldi. Non ripartisce i rari denari disponibili tra pochi eletti, destina i denari pubblici alla creazione di lavoro che produrrà occupati, contribuenti attenti a curare gli interessi generali perché coincidenti con quelli personali. Si alleggerirà la pressione dalle forze dell&#8217;ordine che in presenza di una flessione degli atti delinquenziali potrà essere utilizzata nella lotta contro la criminalità organizzata, sempre attenta a pescare nel torbido. Non esiste altra soluzione. Abbiamo bisogno di un elemento illuminato che abbia la capacità di tradurre in pratica questa trovata teorica. Non convincono quelle mezze soluzioni che levano ad un servizio per dare ad un altro. E&#8217; inutile e controproducente economizzare sulle pensioni, col risultato di affamare milioni di pensionati, perché gli occupati non riescono più a garantirne il pagamento. Oltre ad una gestione allegra del sistema pensionistico utilizzato come salvadanaio personale da alcuni soggetti, si creano nuove emergenze senza risolvere il problema di base.  Solo l&#8217;abbondanza di lavoro fornirà gli strumenti per combattere qualunque problema dovesse presentarsi alla collettività, accompagnato all&#8217;esigenza di reperire nuove risorse. Ma dove vanno a finire i miliardi di euro dell&#8217;imposizione fiscale? Non in infrastrutture, neppure in servizi, almeno non si  vedono ne le une ne gli altri. Allora la &#8220;condotta&#8221; istituzionale ha delle perdite. Eliminate queste si avranno ancora ulteriori risorse da destinare al benessere del Popolo. La cura è nella ricetta della macroeconomia: ricavare denaro dal denaro.    </p>
<p>scritto da Lino Dore</p>
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		<title>MA E&#8217; COSI&#8217; DIFFICILE CREARE LAVORO?</title>
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		<pubDate>Wed, 20 May 2009 17:48:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ma è cosi&#8217; difficile creare lavoro? Il sospetto è che non si voglia creare lavoro per tenere i sardi sempre sulla corda  prospettando il lavoro futuro senza la minima volontà di realizzarlo. Sappiamo tutti che sarebbe bello poter lavorare nella pubblica amministrazione e invidiamo chi è riuscito ma sappiamo anche che non è possibile e allora il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma è cosi&#8217; difficile creare lavoro? Il sospetto è che non si voglia creare lavoro per tenere i sardi sempre sulla corda  prospettando il lavoro futuro senza la minima volontà di realizzarlo. Sappiamo tutti che sarebbe bello poter lavorare nella pubblica amministrazione e invidiamo chi è riuscito ma sappiamo anche che non è possibile e allora il lavoro bisogna inventarselo, bene! E chi non ha i mezzi? Che fa? Io credo che dovrebbe pensarci la politica che invece di spargere contributi a fondo perduto in dubbie attività farebbe meglio ad impiegare quei quattrini in strutture alberghiere e in pubblicità turistica visto che il turismo è la nostra ancora di salvezza e andrebbe sviluppato e sostenuto. Come?  Negli anni 60-70 esisteva un ente chiamato E.S.I.T.  ente sardo industrie turistiche, sapete cosa faceva tra l&#8217;altro? Una cosa importantissima: erigeva strutture ricettive e le affidava in gestione ai privati.  Chi non ricorda la famosa tavernetta ESIT di Campu Omu ? Chi ricorda che l&#8217;attuale ospedale marino era un grande albergo ESIT che si chiamava &#8221; Hotel Golfo degli Angeli&#8221; ?  Di queste strutture affidate poi alla gestione privata se ne trovavano in molte località dell&#8217;isola ma evidentemente furono affidate a persone di non provata capacità o furono dismesse per le traversie dell&#8217;ente,  oggi l&#8217;ESIT esiste sulla carta ma non ha più questi compiti. Cosa impedisce alla Regione Sardegna di ripercorrere quella strada con molta più trasparenza, cosa impedisce che nelle varie località si istituiscano corsi per istruire i disoccupati del posto sulle tecniche ricettive e dei servizi turistici,  inoltre abbiamo anche validissime scuole alberghiere, o devono servire solo a fare i camerieri dei potentati continentali?  Cosa impedisce che questi disoccupati si riuniscano in cooperative di tot. membri e gli si affidi una struttura con il trasparentissimo metodo dell&#8217;estrazione a sorte per dissipare i sospetti di nepotismo o di altre straneze avvenute in passato, cosa impedisce di istituire un servizio regionale di aiuto e controllo di queste strutture, che rimangono sempre di proprietà regionale e per cui sarebbe previsto un canone di gestione, in modo che non funzionando a dovere vengano indirizzate per il meglio? Eppure sappiamo che esiste una miriade di siti privi di qualsiasi struttura ricettiva, si aspetta che qualche continentale pieno di soldi ci metta gli occhi sopra e ci porti via il pane?  A volte bastano anche iniziative meno impegnative, ad esempio vietando il pernottamento di campers e roulottes nel territorio libero dell&#8217;isola durante la notte, anche perchè non se ne può controllare i reflui, in questo modo aumenterebbe la richiesta di sosta nelle strutture attrezzate, strutture che potrebbero essere gestite da disoccupati. C&#8217;è qualcuno che dissentendo può dirmi perchè queste iniziative non possono essere intraprese dalla Regione Sardegna?</p>
<p>Fabrizio Pes</p>
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		<title>SI STAVA MEGLIO QUANDO SI STAVA PEGGIO</title>
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		<pubDate>Tue, 05 May 2009 15:40:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ma chi l&#8217;ha detto che il trascorrere del tempo porta il progresso dei popoli e il benessere? Di quale progresso si parla? I progressi possono essere molteplicii: nella tecnologia, nella sociologia, nella cultura, nell&#8217;educazione etc. non si può includere tutto in un vocabolo solo, è luogo comune che con questa parola si intenda il progresso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Ma chi l&#8217;ha detto che il trascorrere del tempo porta il progresso dei popoli e il benessere? Di quale progresso si parla? I progressi possono essere molteplicii: nella tecnologia, nella sociologia, nella cultura, nell&#8217;educazione etc. non si può includere tutto in un vocabolo solo, è luogo comune che con questa parola si intenda il progresso tecnologico e che implicitamente si trascini dietro tutti gli altri, ebbene, non è cosi&#8217; e quello che leggiamo quotidianamente sui giornali ne è l&#8217;esempio. Chi ha conosciuto gli anni 50-60 lo sa bene, tutti gli altri non sapranno mai cosa hanno perduto. In quegli anni le industrie assumevano tutte e non licenziavano gli operai, la lira era in pieno miracolo economico ed era una moneta forte, l&#8217;Italia incominciava a motorizzarsi e non mancava la televisione , la lavatrice e il frigorifero, non eravamo dei trogloditi come si potrebbe pensare. Le aziende italiane producevano prodotti italiani, fabbricati da operai italiani ed erano di proprietà di italiani ed esportavano in tutto il mondo. Non c&#8217;erano molte case di proprietà ma gli affitti erano più che equi e il fisco non era famelico come lo è oggi, la sanità funzionava anche senza quel buco nero che è il SSN, solo con le casse malattia che garantivano l&#8217;indispensabile e non si aspettavano mesi per una visita specialistica. Non esistevano le questue televisive ne quelle stradali con tutto il giro d&#8217;affari che oggi ci ruota intorno, al massimo si trovavano le dame di San Vincenzo all&#8217;uscita dalla chiesa. Gli anziani non si parcheggiavano in ospedale o all&#8217;ospizio per permettere ai figli di andare in vacanza. Gli studenti non andavano a scuola travestiti da straccioni, non si mettevano l&#8217;anello al naso ne il chiodo sulla lingua e si alzavano educatamente quando il professore entrava in classe, inoltre davanti alle scuole si vendevano più che altro sigarette di contrabbando e non la droga, infatti non vedevamo larve umane e zombies giacenti sulle panchine dei giardini e nelle stazioni con i volti scavati, gli occhi persi nel vuoto e talvolta la siringa ancora in vena. Sul tram o sul bus si pagava il biglietto, sempre, e si cedeva il posto agli anziani e alle donne incinte. In quegli anni la giustizia funzionava, non impiegava anni e i delinquenti stavano in galera, le donne potevano uscire la sera senza paura e senza necessità di essere scortate. Sapete chi valicava la frontiera allora? Solamente chi contrabbandava cioccolato e sigarette dalla Svizzera. Esisteva anche rispetto per le forze dell&#8217;ordine perchè l&#8217;ordine c&#8217;era veramente e non eravamo sotto il fascismo ed erano gli agenti ad inseguire i teppisti e non i teppisti ad inseguire gli agenti con spranghe e bastoni oggi la legge sembra un concetto demode&#8217;. Le auto aspettavano il semaforo verde per passare e non travolgevano i pedoni sulle strisce pedonali, gli impiegati di tutti gli uffici avevano rispetto e ti davano udienza, non ti trattavano come il peggiore dei rompiscatole. Chi non ha conosciuto quel periodo pensa che stia esagerando o che la mia memoria sia fallace e allora per dimostrare l&#8217;alto grado di civiltà e rispetto di quel periodo nella mia memoria emerge una vera &#8220;chicca&#8221;, negli strade delle città esisteva un cartello che riportava la scritta &#8221; ZONA DEL SILENZIO&#8221; ed invitava gli automobilisti a non strombazzare o causare rumori molesti per la quiete degli abitanti e il non rispettarlo causava multe sostanziose che, allora, si pagavano. In definitiva, abbiamo acquisito più diritti, la democrazia è cresciuta, possediamo più beni materiali ma credo che tanti italiani, sotto, sotto, non disdegnerebbero di tornare indietro. ( tratto e rinfoltito da uno scritto di G. De Felice) </p>
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		<title>SULLA  CRISI  UN SACCO  DI  BALLE</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Mar 2009 07:49:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[SULLA CRISI UN SACCO DI BALLE


Non sono un insigne economista, ne un banchiere e neppure un genio della finanza, ho semplicemente letto che il gettito IRPEF ha avuto un calo del 5% dal gennaio 2008 al gennaio 2009 quindi da semplice uomo della strada sono solito usare la mia testa per ragionare e giungere a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><a href="http://verbainlibertas.blog.tiscali.it//SULLA_CRISI_UN_SACCO_DI_BALLE_1974771.shtml" title="permanent link">SULLA CRISI UN SACCO DI BALLE</a></h3>
<table border="0" width="90%" cellPadding="0" cellSpacing="0">
<tr>
<td>Non sono un insigne economista, ne un banchiere e neppure un genio della finanza, ho semplicemente letto che il gettito IRPEF ha avuto un calo del 5% dal gennaio 2008 al gennaio 2009 quindi da semplice uomo della strada sono solito usare la mia testa per ragionare e giungere a delle conclusioni. Sono giunto a pensare che questa crisi è come un serpente che si morde la coda e che non ne usciremo mai, almeno con questo sistema che ci siamo costruiti intorno, un sistema che richiede radicali cambiamenti e che per far tornare a regime l&#8217;economia potrebbe occorrere molto tempo e molti sacrifici. Tutto il ragionamento è semplicissimo, non scriverò in politichese e mi asterrò dall&#8217;usare vocaboli ricercati dai fighetti tipo &#8220; primi della classe&#8221;</p>
<p>Dall&#8217;inizio degli anni &#8216;90 lentamente ma insorabilmente le aziende si sono fatte attrarre dal basso costo della mano d&#8217;opera nei paesi del terzo mondo, quelli che oggi chiamiamo emergenti, i nostri bravi capitani d&#8217;industria hanno trasferito in questi paesi le fabbriche e le tecnologie e poi hanno reimportato i prodotti, ma da questo andazzo il consumatore non ne ha ricavato alcun beneficio infatti i prezzi al consumo non sono mai scesi, chi ne ha beneficiato sono gli industriali stessi ed i banchieri che hanno anche incentivato l&#8217;ingresso di lavoratori extracomunitari, regolari o no non importa, per far abbassare iil costo del lavoro e che spesso lavorano in nero e poi spediscono a casa loro il nostro prezioso denaro che qui non viene speso. Questa bella invenzione l&#8217;hanno chiamata &#8220;globalizzazione&#8221;, ora guardando il rovescio della medaglia, le fabbriche dismesse nel mondo occidentale hanno avuto un&#8217;emorragia di lavoro con conseguenti licenziamenti e allora si sono inventati i contratti co.co.co, a progetto etc. ovvero contratti a termine, insieme a questi le banche hanno cominciato a promuovere il credito al consumo perchè gli abitanti dell&#8217;occidente industrializzato, avendo raggiunto un certo tenore di vita, non potevano rinunciare a certe cose palesate come &#8220;indispensabili&#8221;, ma i prestiti vanno restituiti e se il lavoro non l&#8217;hai o è precario, come fai?  Ecco che le banche pignorano i beni immobili immettendoli sul mercato e saturandolo facendo crollare i prezzi. Conclusione : crollano anche le banche che non riescono a rientrare.  Torniamo alla Cina e ai paesi emergenti che producono e guadagnano sulle esportazioni in occidente, loro continuano a produrre ma non esportano più perchè in occidente non ci sono consumatori che comprano i loro prodotti, i consumatori occidentali non hanno soldi, le industrie dei paesi emergenti incominciano a fermarsi per mancanza di commesse e anche li è crisi. E&#8217; la paralisi totale.</p>
<p>Crolla il lavoro artigianale e quello professionale perchè i potenziali clienti non hanno denaro, Il poco lavoro che è rimasto in occidente è quello statale impiegatizio che però sopravvive grazie al PIL, se questo scende, anche i posti statali devono diminuire e da qui ai tagli indiscriminati( è cosa dei nostri giorni) il passo è breve. Ci dicono di avere fiducia e di consumare, bene, ci indebitiamo un poco e consumiamo ma quale economia riparte? Quella della cina e degli altri, e quella del nostro settore distributivo commerciale, e poi? Dopo un breve periodo si ferma tutto nuovamente. Perchè il governo vuole permettere l&#8217;ampliamento delle abitazioni eliminando al massimo i lacci burocratici?  Perchè pensano che almeno cosi&#8217; alcuni lavoreranno ( quelli del settore edile) e rimetteranno in circolo un po&#8217; di denaro ma senza fare una piccola considerazione che i lavoratori edili, ormai sono in maggioranza extracomunitari che prendono i soldi e li spediscono a casa e qui non rimane nulla, perdiamo anche quelli.  Epilogo della vicenda, ieri 14 marzo in pagina 3 dell&#8217;unione sarda si legge un messaggio del ministro Sacconi  &#8221; serve grande responsabilità, accettate anche i lavori più umili &#8221; il che vuol dire contendete il lavoro agli extracomunitari e cosi&#8217; siamo tornati alle guerre fra poveri.</p>
<p>Come se ne esce?  Molto semplicemente le fabbriche devono tornare in occidente ed è necessario  tassare onerosamente i prodotti di quei fabbricanti occidentali che reimportano i prodotti, far calare le tasse in occidente anche se purtroppo caleranno anche i servizi  ( e invece tutti stanno chiedendo più soldi per tutto) ma sopratutto diminuire il costo del lavoro occidentale che non può competere con quello extracomunitario e comunitario ex comunista, questo può significare anche la perdita di alcune garanzie e certezze del mondo lavorativo ma non intravedo altre soluzioni anzi prima che la situazione degeneri, occorre far presto.</p>
<p>inviato da  Alessio Pischedda</td>
</tr>
</table>
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		<title>CHE  FUTURO  AVREMO?</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jan 2009 14:52:12 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Nuovi articoli]]></category>

		<category><![CDATA[lavoro]]></category>

		<category><![CDATA[occuoazione]]></category>

		<category><![CDATA[sardegna]]></category>

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		<description><![CDATA[Ora cosa accadrà? Per noi poveri disoccupati cambierà qualche cosa? Forse nulla, ma per un po&#8217; possiamo sognare, sperare che cambiate le condizioni ambientali, il nuovo soggetto politico voglia realmente affrontare e risolvere il problema. Credo infatti che sia solamente una questione di volontà politica a complicare la soluzione del dramma disoccupazione nelle famiglie. Da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ora cosa accadrà? Per noi poveri disoccupati cambierà qualche cosa? Forse nulla, ma per un po&#8217; possiamo sognare, sperare che cambiate le condizioni ambientali, il nuovo soggetto politico voglia realmente affrontare e risolvere il problema. Credo infatti che sia solamente una questione di volontà politica a complicare la soluzione del dramma disoccupazione nelle famiglie. Da coloro a cui deleghiamo il potere, ci aspettiamo che affrontino e risolvano tutti i problemi, anche i nostri personali, almeno che ci provino con serietà e convinzione.  Grande responsabilità in questa situazione è da addebitare alla riforma sul rapporto di lavoro che ha introdotto i cosiddetti contratti atipici portatori della precarietà lavorativa imperante nell&#8217;attuale società. Tanta precarietà ha fatto venir meno anche quel vincolo di solidarietà sempre presente tra colleghi. Tutti sono avvertiti come concorrenti ed in competizione per quel tozzo di pane sempre più sfuggente. Non trapela alcuna notizia sul lavoro, reticenza anche nei rapporti interpersonali, che se approfonditi potrebbero rivelare qualche informazione utilizzabile da altri per trarre vantaggio nella corsa verso un lavoro evanescente. Chi acquisisce informazioni, le serba per se o all&#8217;interno della propria sfera di conoscenze, non è permesso condividerle con altri. Anche l&#8217;occasione di socializzare all&#8217;interno della sfera lavorativa, ne scaturisce mortificata, difficilmente infatti troviamo amici tra i colleghi di lavoro. Un tempo ciò era frequente, consuetudine che ha permesso la nascita dei C.R.A.L., oggi utilizzati quasi esclusivamente da parcheggio temporaneo per i figli. Sono sempre più convinto che il rapporto di lavoro debba riacquistare quella caratteristica spazio-temporale che ha perduto. La generazione prodotta dalle nuove forme di contrattazione flessibile, ha generato insicurezza cronica, fonte di quella destabilizzazione generazionale responsabile della denatalità e della precarietà anche nei rapporti tra i due sessi, a cui possono essere attribuiti buona parte dei fallimenti personali e familiari. La stabilità è fondamentale nei rapporti tra persone, soprattutto nel rapporto di coppia quando viene a mancare ne mina le fondamenta. Vivere giorno per giorno, angoscia alcune individualità che nella quotidianità garantita avvertivano quella sensazione di sicurezza, spazzata via dal par ime, molto fico da pronunziare ma deleterio per la visione del futuro dei nostri giovani. Mentre il posto fisso era avvertito come una limitazione alla creatività individuale, oggi si è scatenata la caccia al posto fisso, anche se meno qualificante e gratificante. Solo attraverso la programmazione a lunga scadenza è possibile tracciare quel percorso di vita che è venuto a mancare a questa generazione. Questa situazione, ritenuta insopportabile, sta scatenando un nuovo sessantotto alla rovescia; al posto di garantire diritti e libertà, ridefinisce i confini degli stessi nei quali spesso la troppa libertà individuale si scontra col diritto di tutti di poterne usufruire pienamente. Credo siano tutti disponibili ha barattare un pò meno libertà con un pò più di lavoro e certezza sul futuro. Anche questo non è il massimo per la democrazia ma è il frutto del troppo liberismo e liberalismo. </p>
<p>(scritto da Lino Dore)</p>
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		<title>1996-2008  cos&#8217;è cambiato?</title>
		<link>http://mosapo.com/2008/11/12/1996-2008-cose-cambiato/</link>
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		<pubDate>Wed, 12 Nov 2008 05:37:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mosapo.com</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<category><![CDATA[lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[QUESTO  ARTICOLO  E&#8217;  COMPARSO  SU  L&#8217; UNIONE  SARDA  DEL  17 NOVEMBRE  1996,  ERA  AL  GOVERNO  DELL&#8217;ISOLA  LA  GIUNTA  PALOMBA  ( CENTROSINISTRA)  DA  ALLORA  AD  OGGI  LA  DISOCCUPAZIONE  E&#8217;  AUMENTATA
&#160;
&#160;
MA  DOV&#8217;E'  LA  SVOLTA  PROMESSA?
&#160;
Noi sottoscritti,ricercatori, docenti, operatori culturali, riteniamo giunto il momento di dare pubblica espressione al senso di disagio largamente diffuso tra i cittadini e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><strong>QUESTO  ARTICOLO  E&#8217;  COMPARSO  SU  L&#8217; UNIONE  SARDA  DEL  17 NOVEMBRE  1996,  ERA  AL  GOVERNO  DELL&#8217;ISOLA  LA  GIUNTA  PALOMBA  ( CENTROSINISTRA)  DA  ALLORA  AD  OGGI  LA  DISOCCUPAZIONE  E&#8217;  AUMENTATA</strong></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p align="center">MA  DOV&#8217;E'  LA  SVOLTA  PROMESSA?</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p align="justify"><strong>Noi sottoscritti,ricercatori, docenti, operatori culturali, riteniamo giunto il momento di dare pubblica espressione al senso di disagio largamente diffuso tra i cittadini e in particolare fra gli elettori e le elettrici dell’ulivo –dei quali facciamo parte- per il sostanziale fallimento al quale finora è andata incontro l’azione politica del governo regionale, espressione della maggioranza uscita vincitrice dalle elezioni del giugno 1994, fallimento del quale la crisi della giunta Palomba (la terza, è scandaloso rilevarlo in appena due anni) non è che l’esito ultimo e alla fin fine conseguente. Oltretutto, un fitto alone di mistero circonda le vicende della politica regionale. Noi non facciamo parte di quella categoria di persone che ama contrapporre la società civile alla cosiddetta classe politica, quasi che quest’ultima non fosse, come in realtà è, espressione dei (molti) vizi e delle (poche) virtù di un popolo da sempre incline a preferire i canali clientelari all’esercizio trasparente e motivato dei propri diritti e dei propri doveri. Tuttavia non possiamo non constatare la pressoché totale interruzione di ogni rapporto di comunicazione tra eletti ed elettori, consumatasi nel giro di pochi mesi dalle elezioni e tanto più grave e dolorosa quanto maggiori erano le speranze da noi riposte in quel nuovo modo di fare politica che ci era stato prospettato e che avrebbe trovato di li a poco la sua più efficace espressione nel programma dell’ulivo. Oggi abbiamo l’impressione, che sentiamo largamente condivisa intorno a noi e specialmente fra i giovani, che nel palazzo di Via Roma si continuino a celebrare riti esoterici o perlomeno segreti, tanto che a volte viene da pensare a quel palazzo come un’astronave proveniente da mondi lontani il cui strano equipaggio non possieda neppure un rudimentale sistema di segni per comunicare con l’esterno.</strong></p>
<p align="justify"><strong>Per uscire dalle metafore e porre qualche domanda &#8220;ingenua&#8221;: in che consistono i poteri forti e occulti che determinano dall’esterno la politica regionale piegandola a proprio favore e che hanno provocato l’attuale crisi? Si tratta di una &#8220;cupola&#8221;? Di un comitato d’affari? Di un’associazione per delinquere tra politici e affaristi? E non ha nomi e cognomi che possano essere fatti per il rispetto che si deve ai cittadini che vogliono essere informati con trasparenza e onestà?</strong></p>
<p align="justify"><strong>Il disagio di cui parliamo, tuttavia, è cosa molto più grave del fastidio per l’insipienza dei politici. Avvertiamo la presenza di una crisi assai profonda che è crisi di fiducia nella politica, tanto più grave quanto più si era scommesso su una sconfitta irreversibile del vecchio modo di gestire la cosa pubblica, noto a suo tempo con il nome di partitocrazia, indebita e spesso criminosa occupazione delle istituzioni da parte delle nomenklature di partito. Ci eravamo illusi che la spinta riformatrice, che credevamo propria della sinistra, avrebbe fatto in questa legislatura dei decisivi passi in avanti producendo, tra l’altro, un nuovo modo di selezione delle rappresentanze politiche. E’ avvenuto il contrario, non solo non si è mosso nulla in fatto di revisione dello statuto regionale e di riforma dell’ente regionale, non solo si è evitato di porre mano ad una nuova legge elettorale che togliesse di mezzo quella pessima vigente, ma ci si è affrettati (singolare caso di riformismo alla rovescia) a disfare l’unica normativa antipartitica ereditata dalla legislatura precedente, abrogando in fretta e furia la legge che impediva ai consiglieri regionali di far parte della giunta; sicchè anche quella piccola crepa aperta nel sistema clientelare è stata prontamente eliminata con il rischio di riconsegnare, senza più remore, la Regione del popolo sardo ai gruppi di potere ( esterni e interni ai partiti)</strong></p>
<p><strong>Ai comitati d’affari, ai Pacini-Battaglia della situazione.E’ ovvio, stando cosi’ le cose, che l’uso assistenziale, sostanzialmente corruttore, del pubblico danaro continui a prevalere di gran lunga su una politica economica basata sugli investimenti produttivi. Le dure considerazioni fin qui svolte hanno per noi un solo senso: quello di stimolare una riflessione sulle cause che hanno determinato, in cosi’ breve lasso di tempo, il crepuscolo se non il tramonto delle prospettive di rinnovamento inaugurate dalla stagione dell’ulivo, questa inedita coalizione di forze politiche che tante energie era riuscita a mobilitare nella società civile tra i giovani, gli intellettuali, i tecnici, i professionisti, gli imprenditori, i lavoratori in genere.. Riflessione tanto più urgente che la rielezione di Palomba fornisce al consiglio una insperata prova di appello che sarebbe, a questo punto, colpevole fallire.</strong></p>
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		<title>A PAROLE SON BRAVI TUTTI (2)</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Oct 2008 08:17:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per par condicio riportiamo anche il programma dell&#8217;opposizione, da leggere pensando alla scorsa legislatura:
Regione Sistema” è il titolo del Programma della coalizione Sardegna Unita per il governo della Regione. Otto sono i temi fondamentali che lo caratterizzano rappresentati simbolicamente da otto raggi di sole.
E’ il sole infatti l’elemento di maggiore caratterizzazione della nostra isola.
Nel suo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per par condicio riportiamo anche il programma dell&#8217;opposizione, da leggere pensando alla scorsa legislatura:</p>
<p><strong>Regione Sistema”</strong> è il titolo del Programma della coalizione Sardegna Unita per il governo della Regione. Otto sono i temi fondamentali che lo caratterizzano rappresentati simbolicamente da <strong><font color="#ff3300">otto raggi di sole</font></strong>.</p>
<p>E’ il sole infatti l’elemento di maggiore caratterizzazione della nostra isola.</p>
<p>Nel suo insieme il Programma ha l’obiettivo di presentare uno “scenario possibile” sul futuro prossimo della nostra terra, una “visione” che può diventare realtà se tutti insieme ci poniamo l’obiettivo del bene comune dei sardi e lo perseguiamo con tenacia.</p>
<p>Ma è anche un programma che si prefigge di cambiare il modo di fare politica,cambiando prima di tutto il nostro approccio educativo, il nostro atteggiamento verso le nuove generazioni.</p>
<p>Oggi tale cambiamento è possibile, in virtù delle diverse regole di elezione e quindi di governo. Oggi i partiti devono riappropriarsi della politica attraverso il coinvolgimento della gente. I partiti sono uno strumento democratico che non deve essere funzionale al mantenimento di vecchie logiche, ma devono percepire quello che la gente sente e vuole.</p>
<p>La prossima azione di governo dovrà avere come suo fulcro la spinta dinamica, dalle periferie al centro, di tutte quelle comunità che desiderano partecipare all’azione stessa.</p>
<p>La sfida più importante dei prossimi anni dunque,è quella di coinvolgere e motivare quanti più sardi possibile attraverso le istituzioni locali, le associazioni ed i movimenti,rendendo tutti pienamente consapevoli delle responsabilità che ci attendono e mettendo tutti in grado di fabbricarsi la loro storia con le loro mani. Non credo allo sviluppo economico e sociale senza un popolo che ne diventi protagonista. Un popolo capace di raccogliere e vincere le sfide del proprio tempo.</p>
<p>Ci siamo impegnati ad usare parole semplici per dirvi cosa possiamo fare, come, quando e con chi possiamo reinterpretare la politica e i rapporti con i cittadini.</p>
<p>Le regole della politica, la sua etica, devono essere basate sulla partecipazione di tutte le forze sociali, sullo sviluppo dei concetti di coinvolgimento e partenariato sociale, sulla necessità di creare tanti collegamenti, tanti piccoli ponti passerella, che non consentano più l’isolamento, l’esclusione di nessun sardo, dalla condivisione di risorse, opportunità, decisioni.</p>
<p>Gli <strong><font color="#ff0000">otto raggi di sole </font></strong>del nostro programma sintetizzano le otto idee forza che devono caratterizzare fortemente la nostra Isola nel prossimo futuro. Dobbiamo pertanto essere capaci di valutare e risolvere i nostri problemi secondo logiche di integrazione, che consentano il superamento di schemi passati, responsabili dei mancati risultati.</p>
<li><a href="http://mosapo.com/wp-admin/sistema.htm">la Regione Sistema </a></li>
<li><a href="http://mosapo.com/wp-admin/comuni.htm">la Regione dei Comuni</a></li>
<li><a href="http://mosapo.com/wp-admin/giovani.htm">la Regione dei Giovani </a></li>
<li><a href="http://mosapo.com/wp-admin/solidarieta.htm">la Regione della Solidarietà</a></li>
<li><a href="http://mosapo.com/wp-admin/qualita.htm">l’Isola della Qualità </a></li>
<li><a href="http://mosapo.com/wp-admin/turismo.htm">l’Isola del Turismo</a></li>
<li><a href="http://mosapo.com/wp-admin/mediterraneo.htm">l’Isola del Mediterraneo</a></li>
<li><a href="http://mosapo.com/wp-admin/europa.htm">l’Isola dell’Autonomia Europea</a></li>
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		<title>A PAROLE SON BRAVI TUTTI</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Oct 2008 17:15:07 +0000</pubDate>
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Il programma di Sardegna Insieme









scarica il programma di Sardegna Insieme








Cambiamo la Sardegna. Insieme

Insieme a chi? 
Ci chiamiamo &#8220;Sardegna Insieme con Renato Soru&#8221;. Siamo una coalizione, un´alleanza formata dai cittadini, dai partiti, dai movimenti del centrosinistra sardo. Insieme, vogliamo cambiare la vita della nostra isola. Crediamo fermamente che oggi ci siano le condizioni per farlo.
Insieme a [...]]]></description>
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<li>
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<tr>
<td height="100" vAlign="bottom">Il programma di Sardegna Insieme</td>
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<td align="right"><a href="http://sed.progettosardegna.it/documenti/1_6_20040517195914.pdf">scarica il programma di Sardegna Insieme</a></td>
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</td>
</tr>
<tr>
<td height="10"></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Cambiamo la Sardegna. Insieme</strong><br />
<strong><br />
Insieme a chi? </strong><br />
Ci chiamiamo &#8220;Sardegna Insieme con Renato Soru&#8221;. Siamo una coalizione, un´alleanza formata dai cittadini, dai partiti, dai movimenti del centrosinistra sardo. Insieme, vogliamo cambiare la vita della nostra isola. Crediamo fermamente che oggi ci siano le condizioni per farlo.<br />
Insieme a noi c´è Renato Soru, uno di noi, un sardo che, dopo essersi impegnato responsabilmente nel mondo dell´impresa, ha deciso di dedicare le sue energie e le sue capacità alla sua terra.<br />
Insieme a noi vorremmo tutti voi: gente che lavora o che ancora aspetta un lavoro, studenti e anziani, gente di campagna e gente di città, dell´interno e della costa.<br />
Perché l´unico, grande patrimonio che abbiamo siamo noi stessi: noi sardi.<br />
<strong><br />
Come cambiare la Sardegna?</strong><br />
&#8220;Sardegna Insieme con Renato Soru&#8221; ha una visione della Sardegna del futuro e un programma di governo. Questo è importante, perché spesso chi governa va a caso, senza sapere dove mettere le mani. Per governare bene, dunque, bisogna capire dove stiamo andando, quale tipo di sviluppo è quello più giusto per noi. Una volta capito questo, dobbiamo fare in modo che la Regione Sardegna favorisca questo sviluppo e aiuti a creare benessere e giustizia sociale, invece di creare ostacoli. Queste due cose sono legate fra loro. Potremo raggiungere un buon livello di sviluppo basandoci sui punti di forza dell´economia e della società sarda, ma per raggiungere l´obiettivo dovremo riformare le istituzioni regionali, e farle diventare uno strumento che ci aiuti a cambiare le cose.<strong><br />
Cosa vogliamo fare subito insieme</strong><strong>Cambiare politica e cambiare la politica. Insieme<br />
Se vogliamo essere governati da politici bravi, dobbiamo pensare che non fanno politica solo &#8220;i politici&#8221;, ma che siamo tutti chiamati alla nostra responsabilità, a dare il nostro contributo alla politica, a mettere in gioco le nostre capacità. Anche quei cittadini che s´impegnano nel proprio lavoro, nella scuola, nell´impresa, nella professione, nel volontariato, nella cura della casa, nell´educazione dei figli. Fa politica, e bene, chi ha un senso di responsabilità nei confronti di persone, luoghi, ambiente, cultura della nostra terra. Siamo in tanti, dunque, a fare politica. La classe politica regionale deve imparare ad ascoltare la propria gente, a richiamare tutti alla propria responsabilità, ad aiutarla ad incontrarsi, a dialogare, a rispettarsi, a darsi una mano, a valorizzarsi. Per arrivare a ciò, vogliamo riformare le istituzioni regionali attraverso la moralizzazione, l´efficienza e l´imparzialità.<strong>Cambiamo la Regione</strong><br />
Troppe leggi, troppi enti regionali, spesso anche inutili, che non si parlano fra loro, troppa burocrazia. La macchina istituzionale, legislativa e amministrativa della Regione deve essere razionalizzata. E resa umana, a portata di qualsiasi cittadino. Facendo poche leggi ma buone. Snellendo la burocrazia. Eliminando i privilegi come le auto blu, gli staff personali scelti sulla base delle clientele, le consulenze regalate, le assunzioni di personale senza concorso. Dando massima trasparenza alle decisioni e agli atti della Giunta e dei singoli Assessori, in modo che siano controllabili da qualsiasi cittadino. Informatizzando e ammodernando la pubblica amministrazione.<br />
<strong><br />
Lavoro e preparazione al lavoro</strong><br />
La Sardegna è una terra bellissima in cui vivere, purché si abbia un lavoro. L´emergenza della nostra isola sono i giovani che non riescono a trovare un lavoro e quelli non più giovani che l´hanno perso, la necessità di portare il tasso di disoccupazione, oggi al 17%, a livelli accettabili e equiparati al resto d´Italia.<br />
Per favorire rapidamente la creazione di lavoro stabile, le cose da fare sono:<br />
• ridurre la disoccupazione affrontandola nei suoi diversi aspetti. Quella giovanile è differente da quella adulta e da quella dei lavoratori in mobilità. Ognuna di loro avrà una risposta particolare, a seconda delle necessità;<br />
• aumentare il livello di preparazione dei nostri giovani, favorendo i loro studi secondari e universitari, perché solo così avranno le capacità, le competenze e la possibilità di entrare al meglio nel mondo del lavoro.</p>
<p></strong>Il nostro progetto prevede di creare lavoro sostituendo quello inutile ma assistito con i soldi pubblici. In questo modo avremo le risorse per favorire la creazione di lavori capaci di creare reale ricchezza, benessere e sviluppo. Per il futuro è fondamentale spingere la crescita culturale, scientifica, professionale, la sola che può garantire uno sviluppo di alto valore e di lunga durata.</p>
<p><strong>Conoscenza: Chi sa, fa. </strong><br />
Nei paesi appena entrati nell´Unione Europea, il 64% della popolazione ha un diploma. In Sardegna, solo il 29%. La conoscenza è la prima infrastruttura di cui abbiamo bisogno. La ricchezza delle persone e dei paesi viene dalla conoscenza. E´ la conoscenza che dà alle persone la cittadinanza piena. Non c´è sviluppo se non garantiamo una formazione adeguata alle future generazioni. Dobbiamo dare a tutti gli studenti sardi l´opportunità di conseguire un diploma d´istruzione superiore o una qualifica professionale. Dobbiamo promuovere la creazione di un Sistema universitario regionale integrato, al quale possano accedere sempre più diplomati. Dobbiamo finanziare la ricerca scientifica e l´innovazione tecnologica. E valorizzare la cultura sarda di ieri e di oggi.</p>
<p>Nell´immediato Sardegna Insieme:<br />
• vuole istituire un prestito d´onore per i diplomati sardi che vogliono andare all´Università e per chi vuole continuare a studiare dopo la laurea;<br />
• vuole dare piena attuazione alle Leggi Regionali che garantiscono il diritto allo studio;<br />
• vuole creare connessioni tra il sistema della scuola, dell´Università, della formazione professionale;<br />
• vuole riformare il coordinamento della ricerca scientifica.<br />
<strong><br />
Identità.</strong><br />
1.600.000 sardi: questo è quello che abbiamo e su cui possiamo contare. Se la nostra identità sarà protetta e saprà svilupparsi nel mondo moderno, potremo far fruttare questo grande capitale. Per questo il nostro progetto di sviluppo si basa sull´identità sarda. Da cosa è formata questa identità? Dai valori del nostro popolo, della nostra cultura, dal senso profondo delle nostre tradizioni, dal nostro territorio, dal nostro modo di vivere. E dal modo in cui porteremo la nostra identità nel mondo d´oggi. Dove solo chi ha qualcosa di particolare può emergere e farsi notare. Stiamo vivendo un momento di svolta epocale, molte cose stanno accadendo contemporaneamente: la globalizzazione dei mercati e delle culture che mette tutti sullo stesso piano, la velocità e le innovazioni dei trasporti e delle tecnologie che hanno accorciato tempi e distanze fisiche, una nuova pressione sull´ambiente, la fine dei contributi europei. Tutti questi fatti rappresentano per noi un pericolo, ma anche una grande opportunità di poter scegliere liberamente il nostro futuro.<br />
Per questo la nostra identità è una ricchezza. Dobbiamo utilizzarla, sapendo che proprio la sua originalità ci farà sentire al pari degli altri popoli, delle altre genti. Fieri della nostra identità, saremo stimolati a comunicare con l´esterno, per imparare cose nuove, senza dimenticarci mai chi siamo. Fra i primi interventi da programmare ci saranno:<br />
• valorizzazione della lingua sarda;<br />
• trasformazione di Villa Devoto nel museo dell´identità e dell´emigrazione;</p>
<p><strong>Sviluppo locale, agricoltura e pastorizia. </strong><br />
La Sardegna interna, ormai da decenni, soffre di moltissimi problemi. In Sardegna le 40.000 aziende agricole presenti sul territorio fatturano tutte insieme quanto una cooperativa in Olanda. Le zone interne si stanno spopolando e il sapere locale viene disperso e, in alcuni casi, rischia di perdersi per sempre. Sardegna Insieme vuole puntare su uno sviluppo basato sui saperi locali, rilanciando le zone impoverite da spopolamento, disoccupazione, abbandono delle campagne, dell´agricoltura e della pastorizia. Ma sempre piene di ricchezze e di grandi potenzialità. Vogliamo valorizzarle con la salvaguardia del patrimonio ambientale delle zone rurali; con il recupero urbanistico, storico e architettonico dei paesi; con lo sviluppo delle produzioni locali. Le azioni immediate in questo campo saranno:<br />
• investimenti sulle produzioni territoriali di alta qualità;<br />
• creazione di un sistema di &#8220;tipicità&#8221; basato su un marchio Sardegna e su marchi DOP e consorzi di produzione in maniera da caratterizzare i nostri prodotti, il nostro artigianato, le nostre produzioni, da dare loro segni distintivi.<br />
• promozione della costituzione di consorzi e forme di aggregazione tra aziende agroalimentari e artigianali.<br />
<strong><br />
Ambiente: una risorsa per lo sviluppo, un bene da lasciare ai nostri figli</strong><br />
Un ambiente ben conservato è fonte di sviluppo economico, sia oggi che domani. Intendiamo proteggere e far rifiorire il patrimonio ambientale e paesaggistico con interventi sulle coste e nell´entroterra dell´Isola, nelle città e nei paesi. Contrastando ovunque l´abusivismo edilizio e i progetti che mirano a sfruttare il territorio sardo, creando danni economici e sociali che ricadono su tutti noi e sui nostri figli. Le priorità da realizzare subito sono:<br />
• attivazione dell´ARPA (Agenzia Regionale Protezione Ambiente), formalmente istituita ma non ancora funzionante;<br />
• costituzione della Agenzia per la protezione delle coste (Conservatore delle coste) sul modello di esperienze positive europee per sottrarre le coste della Sardegna alla speculazione;<br />
• salvaguardia immediata per le aree costiere in attesa dell´approvazione di una legge di tutela ambientale;<br />
<strong><br />
Turismo sì, invasione no</strong><br />
Chi trae i maggiori profitti dal turismo? Non i sardi, e non l´ambiente sardo. Anche qui è necessario ripensare tutto. Ci vogliono regole vere. E chi le faccia rispettare. Altrimenti vincono pochi furbi. Speculatori edilizi e imprenditori che danneggiano l´ambiente per fare soldi in fretta, infischiandosene della collettività. Il turismo può essere una risorsa preziosa, se cresce in modo sano. Se è utile a tutti i sardi: imprenditori edili, piccoli negozianti, artigiani, allevatori, pastori. Ci impegniamo a combattere le colate di cemento sulle coste, a cercare di distribuire la presenza turistica lungo tutto l´anno, a mettere in contatto il turismo con le attività tradizionali delle zone costiere e di quelle interne, a ridurre l´offerta ricettiva di bassa qualità che non rispetta l´ambiente.</p>
<p>La Regione dovrà:<br />
• dotarsi subito di un Piano di Sviluppo Turistico Sostenibile;<br />
• certificare la qualità dell´offerta, dovrà impegnarsi a diffondere il turismo tra le stagioni e nelle diverse aree della Sardegna;<br />
• favorire la presenza di collegamenti aerei stabili, frequenti e poco costosi tra la Sardegna e i principali mercati europei.<br />
<strong><br />
Invece di emigrare dobbiamo esportare.</strong><br />
Presto non saremo più sulla lista delle regioni che l´Europa assiste. Volenti o nolenti, dobbiamo cambiare. Dobbiamo diventare competitivi per conquistare spazio nei mercati internazionali. Dobbiamo esportare i nostri prodotti e la nostra conoscenza, cioè ciò che sappiamo fare bene. Occorre una grande prova d´orgoglio. Che Sardegna Insieme vuole sostenere con risorse finanziarie. Ma anche con strumenti e strutture che ci aiutino a entrare in nuovi mercati. Che aiutino le nostre imprese ad elaborare progetti da realizzare nella nascente area euro-mediterranea. Per farlo occorre un progetto e tanto impegno. Sardegna Insieme vuole presentarsi nei mercati internazionali con un´azione continua di promozione e gestione dello sviluppo economico, sociale, culturale della nostra terra. A questo scopo vuole rafforzare l´esistente &#8220;Sportello per l´internazionalizzazione&#8221;. E intende collaborare con le nostre comunità all´estero per far conoscere le attività produttive della Sardegna.</p>
<p><strong>Industria e industriosità</strong><br />
C´è industria e industria. C´è il polo industriale petrolchimico, metalmeccanico, tessile da salvaguardare e da riconvertire. E ci sono tante realtà diffuse basate sul territorio e sulle capacità collettive ed individuali. Occorre sostenere quelle più originali, evitando di far nascere imprese in settori dove non possiamo competere. Occorre puntare sull´alta qualità e sulle risorse del territorio. Occorre fare ancora meglio ciò che sappiamo fare bene: dal formaggio al cinema, dall´artigianato alla ricerca scientifica e alla moda. Ciò significa che dobbiamo definire una nuova politica industriale per tutte le attività produttive (agricoltura, industria, servizi) che valorizzi e rafforzi risorse e capacità legate all´isola. Come?<br />
• rivedendo, semplificando e unificando il sistema regionale dei finanziamenti, che deve sostenere la qualità, le produzioni innovative e le strategie di mercato più efficaci;<br />
• favorendo la ricerca applicata all´innovazione nell´industria.</p>
<p><strong>Come guarire la Sanità? </strong><br />
Per migliorare la qualità dell´assistenza bisogna riorganizzare il Sistema sanitario regionale, ridistribuire le risorse con trasparenza, riorganizzare la rete ospedaliera, garantire l´accessibilità ai servizi sanitari e promuovere la ricerca. Solo così potremo difendere il diritto alla salute dai tagli alla spesa che penalizzano le zone più deboli.<br />
Le priorità in campo sanitario sono:<br />
• nascita e applicazione di un Piano Sanitario Regionale, che in Sardegna manca dal 1985;<br />
• controllo della spesa farmaceutica e sanitaria e abolizione degli sprechi;<br />
• snellimento delle procedure di prenotazione e di accesso alle prestazioni.</p>
<p><strong>Solidarietà: aiutare chi aiuta</strong><br />
In Sardegna ci sono moltissime famiglie povere rispetto alle altre regioni, ma anche un altissimo numero di associazioni che si occupano del sociale. Il riscatto delle fasce più deboli e la solidarietà sono alla base del nostro progetto. Solidarietà non solo tra le persone, ma anche tra territori. Solidarietà per noi vuol dire tenere conto di chi è meno fortunato, di chi è più debole, degli anziani e degli immigrati, degli emarginati. Vuole dire cercare di dare dignità alle persone, di dare loro più servizi sociali, una sanità migliore, una migliore prospettiva per il futuro.<br />
Vogliamo aiutare le persone in difficoltà e le associazioni che le sostengono. Come?<br />
• con l´attuazione del Sistema Integrato di Interventi e dei Servizi Sociali;<br />
• facendo funzionare le leggi che servono a diffondere e coordinare sul territorio i servizi a vantaggio delle persone considerate &#8220;marginali;<br />
• sostenendo in diversi modi famiglie, portatori di handicap, anziani, giovani disagiati, tramite la piena attuazione dei Piani che rispettino le esigenze delle singole realtà</p>
<p><strong>Infrastrutture materiali</strong><br />
<strong><br />
Energia </strong><br />
La Sardegna deve disporre, a costo contenuto, dell´energia necessaria per il suo sviluppo economico e per le esigenze dei suoi abitanti. Questo non vuol dire che la produzione e distribuzione di energia deve stravolgere il nostro ambiente. Altrimenti i danni saranno maggiori dei benefici. Sardegna Insieme proporrà un piano energetico regionale rispettoso del nostro paesaggio. Fra i nostri obiettivi c´è la sospensione provvisoria dell´eolico, in attesa che venga approvata la riforma sull´energia. Verrà promossa una campagna di sensibilizzazione ed educazione al risparmio energetico.<br />
<strong><br />
Trasporti</strong><br />
La continuità territoriale deve decollare sul serio. Le ferrovie non vanno abbandonate. Il trasporto via mare, soprattutto delle merci, deve essere facilitato. Le reti aeree, ferroviarie e navali devono essere integrate fra loro. Solo così i cittadini e le merci saranno liberi di muoversi. Solo così in Sardegna potranno crescere l´economia e la qualità della vita. Una delle priorità immediate di Sardegna Insieme per quanto riguarda i trasporti è:<br />
• il miglioramento della continuità territoriale aerea attraverso nuove risorse finanziarie, minore rigidità in tema di prenotazioni, fasce orarie, destinazioni;<br />
• maggiore concorrenza per ottenere una migliore qualità del servizio;<br />
• l´introduzione della continuità territoriale per il trasporto delle merci.</p>
<p><strong>Acqua: tappiamo le falle</strong><br />
L´acqua è una risorsa di rilevanza strategica. Una seria riforma dei servizi idrici in Sardegna è fondamentale. Ridurre le perdite della distribuzione, adottare nuovi sistemi di controllo e gestione delle acque sotterranee e locali, sostenere ricerca e sviluppo di nuove tecnologie, questi i punti fondamentali del nostro programma. Le risorse idriche devono essere gestite programmando le politiche economiche ed ambientali di ogni territorio. Per farlo, occorre la radicale riforma organizzativa degli enti che si occupano di risorse idriche.</p>
<p>E´ questa l´idea di Sardegna che abbiamo e che possiamo realizzare. Una Sardegna forte, che cammina a schiena dritta, che fa dell´autonomismo e dell´identità non più un´immagine sbiadita, ma una realtà che la guida verso il futuro. Un grande progetto per la nostra Sardegna. Insieme.</td>
</tr>
</table>
</li>
</ol>
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		<title>MA LA REGIONE TUTELA IL LAVORO IN SARDEGNA ?&#8212;BOICOTTIAMO</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Oct 2008 20:17:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mosapo.com</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
&#160;
PECORINO  ALGERINO 
Non è sardo ma sarà pur sempre pecorino, con una particolarità: sarà prodotto ad Algeri. Ci crede la Sardegna, regione capofila di tre progetti di cooperazione internazionale: lattiero-casearia, trasporti, sanità. Per questo una delegazione guidata dall&#8217;assessore regionale dell&#8217;agricoltura, Francesco Foddis ha fatto una &#8220;full immersion&#8221; di due giorni nel paese africano. L&#8217;iniziativa rientra in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="4"></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p align="center">PECORINO  ALGERINO </p>
<p align="center">Non è sardo ma sarà pur sempre pecorino, con una particolarità: sarà prodotto ad Algeri. Ci crede la Sardegna, regione capofila di tre progetti di cooperazione internazionale: lattiero-casearia, trasporti, sanità. Per questo una delegazione guidata dall&#8217;assessore regionale dell&#8217;agricoltura, Francesco Foddis ha fatto una &#8220;full immersion&#8221; di due giorni nel paese africano. L&#8217;iniziativa rientra in un accordo di programma quadro che gode di un finanziamento di 180 milioni di euro e sono state studiate le possiabilità per instaurare un&#8217;attività di cooperazione internazionale ed entro ilo 25 settembre (giorno di inizio del Ramadam) dovranno essere concretizzate con un protocollo d&#8217;intesa. Una iniziativa riguarda un progetto pilota per un polo agro-industriale nel settore lattiero caseario. Mesi fa una delegazione algerina ha visitato alcune realtà economiche sarde e ora l&#8217;idea è quella di esportare in Algeria modelli di produzione di alto livello. Le imprese, spiega Foddis, saranno coinvolte dopo la firma del protocollo e saranno chiamate ad esprimere la propria disponibilità per andare in Algeria e costituire società miste. Dovranno insegnare come si produce, accompagnare le produzioni e concedere l&#8217;utilizzazione del marchio, ottenendo le royalties. Le aziende isolane del lattiero-caseario potranno portare la propria esperienza nel paese nordafricano. I vantaggi ci saranno, aggiunge Foddis, per quelle imprese che vorranno lasciare la comoda Sardegnapper un business che avverrà nel medio e lungo periodo.</p>
<p align="center">GLI ALTRI PROGETTI</p>
<p>La Sardegna è con Gioia Tauro referente con il governo di Algeri anche per altri due progetti. Uno riguarda la logistica integrata e vede il porto di Cagliari sede dei corridoi dell&#8217;import-export. Una sponda verso l&#8217;Europa per i paesi del mediterraneo meridionale. Cagliari dovrà offrire anche servizi come la conservazione delle merci e l&#8217;informatizzazione delle spedizioni cosi&#8217; da seguire la tracciabilità dei prodotti. Il terzo progetto interessa la chirurgia e la microchirurgia.</p>
<p><em>Questo articolo è apparso su &#8220;l&#8217;unione Sarda&#8221; del 18 agosto 2006.</em></p>
<p><em>Ora se il secondo e terzo progetto sono auspicabili, non si capisce il senso del primo che potrà, a nostro parere, solo defraudare la Sardegna di uno dei prodotti che la rendono caretteristica e portare via tanti posti di lavoro. Se i caseifici di Santadi e San NIcolò Gerrei hanno già chiuso, con questi presupposti quanti altri li seguiranno?  Non capiamo.</em></p>
<p><em>                                                           BOICOTTIAMO</em></p>
<p><font size="4">E&#8217; importante che tutti i Sardi comprendano che il superamento delle difficoltà in campo economico e lavorativo verso cui andiamo incontro, dipende in gran parte anche dall&#8217;atteggiamento di ognuno di noi verso i nostri conterranei. Mi riferisco in particolare all&#8217;aiuto che possiamo dare orientando i nostri acquisti in maniera più mirata verso prodotti lavorati nell&#8217;isola. Anche se a prima vista può sembrare che certe categorie non vengano penalizzate da queste scelte, se si amplifica l&#8217;orizzonte del ragionamento, si rende evidente che più consumi di prodotti isolani è uguale a più posti di lavoro per i nostri figli, se infatti un&#8217;azienda produce di più è evidente che avrà bisogno di più operai, impiegati, venditori, trasportatori e la catena occupazionale si allunga e possono essere in futuro i posti di lavoro destinati ai nostri giovani che gli permetteranno di non emigrare. Tutta questa premessa vuol fare comprendere ai genitori che avere i figli vicini e non in qualche lontana nazione, può dipendere anche da loro. Purtroppo nei Sardi aleggia spesso la cultura dello straniero, specie gli abitanti delle città hanno come riferimento le grandi città continentali e hanno come ideale i loro abitanti e i loro prodotti disdegnando la produzione locale, ritenuta spesso più rozza e poco curata. C&#8217;è anche un secondo aspetto che fa propendere per queste scelte, ovvero il disprezzo per la nostra lingua e il particolare accento, da molti ritenuto troppo marcato e spesso cacofonico, della nostra parlata in contrapposizione a quello considerato più melodioso di molte regioni italiane. Questi aspetti fanno si&#8217; che i nostri conterranei vengano considerati quasi dei sottouomini e gli stranieri dei superuomini a cui tutto è dovuto e le cui produzioni sono da preferire. A questi istinti vanno contrapposti i ragionamenti logici a cui, mi auguro, tutto il genere umano, possa accedere e facendo le debite considerazioni salta subito agli occhi che gli uomini sono tutti uguali, nascono, vivono e muoino allo stesso modo, vivono la loro vita, patiscono le medesime contrarietà e si allietano con le stesse gioie, cadono, infine preda delle medesime tentazioni e incorrono spesso nelle stesse meschinità a prescindere dalla latitudine in cui vivono o dal colore della pelle. Non abbiamo superuomini su questo pianeta. Noi Sardi abitiamo in un bellissimo posto ma siamo flagellati dall&#8217;incuria di chi ci governa che permette il proliferare della disoccupazione, cerchiamo di difenderci da soli e quindi BOICOTTIAMO i prodotti stranieri, boicottiamo i bar e i ristoranti dove non si servono bevande locali, boicottiamo le casse automatiche che ci sono in alcune grosse strutture commerciali che permettono il ridimensionamento del personale, boicottiamo chi minaccia di licenziamento i dipendenti che rivendicano i loro diritti, boicottiamo i prodotti di chi ha chiuso un&#8217;azienda in attivo (Algida-Unilever) per trasferire lo stabilimento in una zona a basso costo di mano d&#8217;opera per pura avidità. Per quanto è possibile abbandoniamo l&#8217;egoismo e il tornaconto personale e cerchiamo di vivere e prosperare come una comunità di persone aggregate dai medesimi obiettivi.</font></p>
<p><font size="4">scritto da: Carlo Demontis</font></p>
<p></font></p>
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		<title>IL  TRENINO  VERDE  &#8212;-IL LAVORO IN SARDEGNA</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Oct 2008 13:55:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mosapo.com</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[                                                            IL TRENINO VERDE
se correttamente gestito ma sopratutto pubblicizzato, potrebbe da solo far decollare l&#8217;economia delle zone deove si sviluppa la linea ferrata. Del trenino verde si conosce principalmente l&#8217;itinerario Mandas-Arbatax ma ne esistono altre tre dislocate più a nord che erano cadute in disuso e che poi per fortuna sono state riattivate, sono ls Isili-Sorgono, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                            IL TRENINO VERDE</p>
<p align="center">se correttamente gestito ma sopratutto pubblicizzato, potrebbe da solo far decollare l&#8217;economia delle zone deove si sviluppa la linea ferrata. Del trenino verde si conosce principalmente l&#8217;itinerario Mandas-Arbatax ma ne esistono altre tre dislocate più a nord che erano cadute in disuso e che poi per fortuna sono state riattivate, sono ls Isili-Sorgono, la Macomer-Bosa e la Sassari-Nulvi-Palau. La prima è la più spettacolare ma anche le altre godono di paesaggi splendidi e luoghi incontaminati, detto ciò vengo subito al punto e al motivo del perchè tengo in grande considerazione queste linee d&#8217;altri tempi. Ho notato che dopo che il turismo è diventato un fenomeno di massa e dopo avere frequentato le città del mondo occidentale come turisti &#8220;comodi&#8221; si comincia a prediligere un turismo più spartano, più a contatto della natura e più selvaggio (nel senso di distante dalla civiltà). Dopo queste premesse mi è venuta in mente la similitudine con altri punti del Globo che godono di un flusso incessante di turismo e di cui, anche noi, possediamo le caratteristiche fondamentali; la mia ricerca si è fermata in Perù e precisamente nell&#8217;osservazione di quella moltitudine di persone che in tutte le stagioni dell&#8217;anno vanno a visitare la città di Cuzco sulle ande peruviane situata a circa 3500 metri di altitudine e dove a causa dell&#8217;aria più leggera si arriva ansimando e con estrema fatica, spesso trasportati da un treno scomodo, rumoroso e lento che richiama proprio il nostro trenino verde ma che da quel tanto ricercato senso di avventura. Ho trovato similitudini anche nelle costruzioni, che si attribuiscono al popolo Inca, dove enormi blocchi di pietra sono assemblati senza alcuna malta proprio come nei nostri siti nuragici, inoltre si sono ammantati questi antichi insediamenti di leggende che vorrebbero attribuire la loro realizzazione alle divinità contribuendo a circondare il contesto di mistero. Bisogna considerare che qui da noi oltre alla visita dei siti nuragici, con il trenino verde c&#8217;è addirittura qualcosa in più, per esempio la possibilità di escursioni a cavallo o in bici oppure in fuoristrada nelle foreste secolari, si possono consumare cibi locali e prodotti genuini in un vero e proprio tour del gusto, la ferrovia attraversa, infatti, decine di paesi dove sembra che il tempo si sia fermato e dove aleggia una tranquillità e un silenzio che sembrano appartenere ad un altro mondo, tutte sensazioni dimenticate da chi viene dalla città. Lungo il percorso esistono luoghi di sosta e di ristoro nonchè strutture e servizi creati apposta per la ricezione dei visitatori e tutte queste caratteristiche sono spesso ricercate dal turista a patto che lo si metta al corrente della loro esistenza. Il trenino permette di visitare, conoscere e godere di tutte le bellezze che possediamo, dalle montagne al mare ma qualche anno fa stava per essere decretata la sua fine per mancanza di utenza e avremmo perso un patrimonio invidiabile. Questo scritto oltre a rendere note al lettore le potenzialità della nostra terra se ben amministrate, per produrre lavoro e ricchezza, desidera indurre, chi ha le potenzialità , alla riflessione che spesso il viaggiatore va alla ricerca del contatto con la natura, il turismo non è solo mare, coste, vita notturna nei locali e musica sparata a centinaia di watt, Rimini docet, ma noi non vogliamo un altra Rimini in Sardegna, preserviamola perchè viviamo in un paradiso.</p>
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<p align="center">SCRITTO DA : Carlo Pittau</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p align="center">               IL LAVORO IN SARDEGNA</p>
<p>sappiamo tutti che non c’è ma sappiamo anche che il nostro bene maggiore che può essere la panacea per molti nostri mali, attualmente è il turismo ed è molto poco sfruttato e quando è sfruttato lo è molto male, infatti imperano : disorganizzazione, mancanza di strutture, scarsa viabilità, informazione inesistente, servizi inesistenti, parcheggi a pagamento senza servizi, prezzi esosi, strutture culturali spesso chiuse, mancanza di guide, collegamenti con il continente precari e costosi,  ristoratori con menù turistico,  taxi con costi accessibili,  mancanza di iniziative che invoglino il turismo per tutto l’anno e se andiamo a cercare .altre pecche, potremmo scriverci un libro. Tirando le somme,  perchè un turista dovrebbe scegliere di venire da noi? Apriamo un qualsiasi giornale e vediamo la stessa pubblicità che facciamo noi, usata per visitare la Sicilia, la Grecia, il mar Rosso, la Croazia, La Spagna, la Tunisia etc. Queste pubblicità sono tutte identiche, magnificano la bellezza del mare, la cultura, l’arte culinaria, i luoghi incontaminati etc. Come possiamo  diversificarci? Cosa potrebbe spingere un viaggiatore a venire da noi anzichè da loro? Ho pensato a lungo a questo problema e sono arrivato alla conclusione che nulla può stuzzicare un turista più della sua curiosità stessa, per spiegarmi meglio non c’è pubblicità che tenga, per quanto alletante, di fronte alla determinazione della persona di vedere qualcosa di veramente diverso dagli altri luoghi e noi  qualcosa di unico l’abbiamo, è mai possibile che nella testa dei nostri amministratori non baleni l’unicità  dei  nuraghi, delle tombe dei giganti e di tutti quegli insediamenti  che videro lo svilupparsi delle nostre genti: ebbene usiamoli. E’ su queste specificità che bisogna fare leva, è necessario instillare una curiosità che può essere soddisfatta solo venendo in Sardegna,  il turista deve decidere con la sua testa di venire qui perchè la curiosità è la nostra grande alleata. Ristrutturare i grandi e piccoli insediamenti nuragici non è mai uno spreco di risorse, fare leva sulla nostra storia antica circondata da un alone di mistero,  può essere molto utile. La gente va nell’isola di Pasqua spinta dalla curiosità per vedere i mohai, le teste scolpite nella pietra, e non c’è nient’altro da visitare, non ci sono alberi, insediamenti, un mare invitante, soffia, anzi, un vento impetuoso per buona parte dell’anno e inoltre è un posto di difficile accessibilità. E allora? Il fatto è che i mohai sono unici, non trovi eguali in nessun’altra parte del mondo e questa gente fa viaggi di migliaia di chilometri per vederli, non esiste pubblicità per visitare l’isola di Pasqua ma un’infinità di documentari televisivi e di reportage che ipotizzano le più svariate fantasticherie sui mohai contribuendo a suscitare curiosità. Noi abbiamo la maggior parte dei nuraghi distrutti o ridotti a latrine, che immenso patrimonio perduto e dire che un’organizzazione bene strutturata  potrebbe creare un’indotto tale da produrre lavoro per  migliaia di sardi, altro che zona industriale di Ottana o di Portovesme o di Portotorres o di Sarroch, tutta roba che inquina, sporca e altera il profumo della nostra terra. Attendiamo con ansia un futuro presidente della giunta regionale che ami questa terra e i suoi abitanti, si renda conto dell’immenso patrimonio lavorativo che abbiamo e, pensando al bene dei suoi amministrati e di questa splendida isola, si faccia paladino di tutti i sardi e si prodighi per condurci, finalmente, al benessere, allo sviluppo e alla prosperità.</p>
<p>Enrico Farci</p>
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		<title>IL VOTO DEI DISOCCUPATI&#8212;LA SARDEGNA CHE VORREI</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Sep 2008 17:19:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mosapo.com</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Fra diece mesi avremo le elezioni regionali e un vecchio detto dice che la speranza sia l&#8217;ultima a morire e allora SPERIAMO che non sia il ripetersi del solito teatrino dove sfilano i soliti noti che scaldano le solite poltrone e che fanno il solito niente se non ogni tanto qualche azione inconsistente seguita dalle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fra diece mesi avremo le elezioni regionali e un vecchio detto dice che la speranza sia l&#8217;ultima a morire e allora SPERIAMO che non sia il ripetersi del solito teatrino dove sfilano i soliti noti che scaldano le solite poltrone e che fanno il solito niente se non ogni tanto qualche azione inconsistente seguita dalle solite beghe che servono esclusivamente a creare movimento e riempire le pagine dei giornali. Sinceramente non riesco a capire perchè i Sardi si facciano trascinare dal canto delle solite sirene e cadano nei tranelli dei soliti noti, vorrei che qualcuno mi spiegasse come mai vengono eletti i soliti ricchi e altolocati personaggi che di necessità quotidiane del popolo non sanno nulla, di fame di lavoro non sanno nulla perchè frequentano altre persone della loro specie dove non esistono questi problemi. Ogni tanto sentono parlare da qualcuno di queste cose che esulano dal loro sapere e allora si affannano a dare l&#8217;inmpressione di porvi rimedio con cure che non portano a nulla e a volte sono peggio della malattia. Per intenderci sto parlando di tutti i partiti e non solo di alcuni. La forza dei soldi è pazzescamente enorme perchè con essi si compra la pubblicità ed è proprio della pubblicità che i Sardi cadono vittima, chi ha più soldi vince e una volta che ha vinto oltre i soldi ha anche il potere e ad ogni rielezione riesce con questi mezzi a catturare il voto di un maggior numero di elettori. Cari Sardi vi rendete conto di cosa vuole dire dare ancora il potere a queste persone? Come potete pensare che una volta eletti pensino a voi? Perchè pensate che solo gente altolocata possa risolvere i vostri problemi? Vi pregherei di ragionare, &#8220;squadra vincente non si cambia&#8221; ma in questo caso non è cosi&#8217;. Qualsiasi partito votiate va bene, dall&#8217;estrema sinistra all&#8217;estrema destra ma per favore, cambiate gli uomini, in tutte le liste vi sono ottime persone e tanti nuovi candidati validi e molti di più modesta condizione che vivono fra la gente e con la gente e quindi più vicini ai bisogni della popolazione e più ricettivi, punite i professionisti della politica, non fatevi incantare ancora una volta.</p>
<p>Corrado Scalas</p>
<p>                                            LA  SARDEGNA  CHE  VORREI</p>
<p>Lo sviluppo che vorrei per la Sardegna non contempla certo le grandi industrie<br />
sporche e inquinanti anche se in materia di posti di lavoro non bisogna mai<br />
dare le spalle a nulla, però mi piacerebbe uno sviluppo sparso omogeneamente<br />
sul territorio, fatto di piccole e medie imprese che potessero vivere<br />
dignitosamente senza assistenzialismi, rispettose del territorio e<br />
dell’ambiente in generale, imprese produttive sopratutto di qualità da<br />
esportare in tutto il mondo, mi piacerebbe anche incrementare il turismo, un<br />
turismo fatto di accoglienza e servizi ma non di servilismo dove il turista si<br />
trovi a proprio agio, trovi quello che gli è dovuto come fruitore pagante delle<br />
bellezze paesaggistiche e poi vada via contento senza lamentarsi di essere<br />
stato strozzato da prezzi esorbitanti relativi a servizi mediocri. Mi<br />
piacerebbe che venissero restaurati e valorizzati tutti i siti nuragici<br />
esistenti poichè sono un patrimonio unico in tutto il pianeta ma poco<br />
conosciuto perchè in fondo siamo una piccolissima isola sperduta al centro del<br />
Mediterraneo e chi abita un po’ lontano, nemmeno sa che esistiamo. Mi piacerebbe vedere, da qualunque parte mi volti autobus carichi di turisti e diretti in tutte le direzioni perchè quelli che attualmente vengono da noi non sono affatto sufficenti a provuoverci al grado di isola turistica, dovrebbero essere almeno 10 volte tanti, ma non solo<br />
turisti estivi a cui interessa esclusivamente il nostro mare smeraldo, ma turisti che<br />
frequentino i territori sardi durante tutto l’anno, daltronde c’è gente che va<br />
in Inghilterra a vedere i megaliti di Stonehenge, la grande muraglia in Cina,<br />
le piramidi, le teste dell’isola di Pasqua e in questi posti ci vanno durante<br />
tutto l’anno, perchè non dovrebbero venire qui a vedere i nuraghi ? La risposta è semplice: non sanno neppure che esistono, come non sanno che esistono grotte fra<br />
le più grandi e belle d’ Europa, siti unici come Tiscali etc. Ci sono altre isole nel mediterraneo che hanno raggiunto questi obiettivi e sono isole minori ( le Baleari o nell’atlantico, le Canarie), non si può incaricare qualcuno del ruolo di “osservatore” e vedere di realizzare anche qui quello che hanno saputo realizzare loro? Dobbiamo dedurre che i loro governanti siano più responsabili e più capaci dei nostri? Dalla<br />
realizzazione di queste considerazioni possono scaturire migliaia di posti di<br />
lavoro.</p>
<p align="center">—–giuseppe pistis—— </p>
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		<title>IL LAVORO  IN  SARDEGNA</title>
		<link>http://mosapo.com/2008/08/29/il-lavoro-in-sardegna/</link>
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		<pubDate>Fri, 29 Aug 2008 19:27:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mosapo.com</dc:creator>
		
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sappiamo tutti che non c&#8217;è ma sappiamo anche che il nostro bene maggiore che può essere la panacea per molti nostri mali, attualmente è il turismo ed è molto poco sfruttato e quando è sfruttato lo è molto male, infatti imperano : disorganizzazione, mancanza di strutture, scarsa viabilità, informazione inesistente, servizi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                IL LAVORO IN SARDEGNA</p>
<p>sappiamo tutti che non c&#8217;è ma sappiamo anche che il nostro bene maggiore che può essere la panacea per molti nostri mali, attualmente è il turismo ed è molto poco sfruttato e quando è sfruttato lo è molto male, infatti imperano : disorganizzazione, mancanza di strutture, scarsa viabilità, informazione inesistente, servizi inesistenti, parcheggi a pagamento senza servizi, prezzi esosi, strutture culturali spesso chiuse, mancanza di guide, collegamenti con il continente precari e costosi,  ristoratori con menù turistico,  taxi con costi accessibili,  mancanza di iniziative che invoglino il turismo per tutto l&#8217;anno e se andiamo a cercare .altre pecche, potremmo scriverci un libro. Tirando le somme,  perchè un turista dovrebbe scegliere di venire da noi? Apriamo un qualsiasi giornale e vediamo la stessa pubblicità che facciamo noi, usata per visitare la Sicilia, la Grecia, il mar Rosso, la Croazia, La Spagna, la Tunisia etc. Queste pubblicità sono tutte identiche, magnificano la bellezza del mare, la cultura, l&#8217;arte culinaria, i luoghi incontaminati etc. Come possiamo  diversificarci? Cosa potrebbe spingere un viaggiatore a venire da noi anzichè da loro? Ho pensato a lungo a questo problema e sono arrivato alla conclusione che nulla può stuzzicare un turista più della sua curiosità stessa, per spiegarmi meglio non c&#8217;è pubblicità che tenga, per quanto alletante, di fronte alla determinazione della persona di vedere qualcosa di veramente diverso dagli altri luoghi e noi  qualcosa di unico l&#8217;abbiamo, è mai possibile che nella testa dei nostri amministratori non baleni l&#8217;unicità  dei  nuraghi, delle tombe dei giganti e di tutti quegli insediamenti  che videro lo svilupparsi delle nostre genti: ebbene usiamoli. E&#8217; su queste specificità che bisogna fare leva, è necessario instillare una curiosità che può essere soddisfatta solo venendo in Sardegna,  il turista deve decidere con la sua testa di venire qui perchè la curiosità è la nostra grande alleata. Ristrutturare i grandi e piccoli insediamenti nuragici non è mai uno spreco di risorse, fare leva sulla nostra storia antica circondata da un alone di mistero,  può essere molto utile. La gente va nell&#8217;isola di Pasqua spinta dalla curiosità per vedere i mohai, le teste scolpite nella pietra, e non c&#8217;è nient&#8217;altro da visitare, non ci sono alberi, insediamenti, un mare invitante, soffia, anzi, un vento impetuoso per buona parte dell&#8217;anno e inoltre è un posto di difficile accessibilità. E allora? Il fatto è che i mohai sono unici, non trovi eguali in nessun&#8217;altra parte del mondo e questa gente fa viaggi di migliaia di chilometri per vederli, non esiste pubblicità per visitare l&#8217;isola di Pasqua ma un&#8217;infinità di documentari televisivi e di reportage che ipotizzano le più svariate fantasticherie sui mohai contribuendo a suscitare curiosità. Noi abbiamo la maggior parte dei nuraghi distrutti o ridotti a latrine, che immenso patrimonio perduto e dire che un&#8217;organizzazione bene strutturata  potrebbe creare un&#8217;indotto tale da produrre lavoro per  migliaia di sardi, altro che zona industriale di Ottana o di Portovesme o di Portotorres o di Sarroch, tutta roba che inquina, sporca e altera il profumo della nostra terra. Attendiamo con ansia un futuro presidente della giunta regionale che ami questa terra e i suoi abitanti, si renda conto dell&#8217;immenso patrimonio lavorativo che abbiamo e, pensando al bene dei suoi amministrati e di questa splendida isola, si faccia paladino di tutti i sardi e si prodighi per condurci, finalmente, al benessere, allo sviluppo e alla prosperità.</p>
<p>Enrico Farci</p>
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		<title>LA SARDEGNA CHE VORREI  (Spazio a disposizione degli utenti)</title>
		<link>http://mosapo.com/2008/06/10/ddd/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Jun 2008 13:14:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mosapo.com</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[QUESTA  PAGINA  E&#8217;  A   DISPOSIZIONE  DI  CHI   HA  QUALCOSA  DA   DIRE  IN  TEMA  DI  OCCUPAZIONE  E  DESIDERA  RENDERLO  NOTO  A  TUTTI  E  FARNE OGGETTO DI  DISCUSSIONE  FRA I  PARTECIPANTI .  L’ARTICOLO  PUBBLICATO  DURERA’  UN  MESE  A  PARTIRE  DALLA  DATA  DI  PUBBLICAZIONE.  PER  INFORMAZIONI  POTETE  CONTATTARCI  ALLA  CASELLA  DI  P.E.   —GRAZIE  PER  LA  COLLABORAZIONE–
                                               LA  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">QUESTA  PAGINA  E&#8217;  A   DISPOSIZIONE  DI  CHI   HA  QUALCOSA  DA   DIRE  IN  TEMA  DI  OCCUPAZIONE  E  DESIDERA  RENDERLO  NOTO  A  TUTTI  E  FARNE OGGETTO DI  DISCUSSIONE  FRA I  PARTECIPANTI .  L’ARTICOLO  PUBBLICATO  DURERA’  UN  MESE  A  PARTIRE  DALLA  DATA  DI  PUBBLICAZIONE.  PER  INFORMAZIONI  POTETE  CONTATTARCI  ALLA  CASELLA  DI  P.E.   —GRAZIE  PER  LA  COLLABORAZIONE–</p>
<p>                                               LA  SARDEGNA  CHE  VORREI</p>
<p>Lo sviluppo che vorrei per la Sardegna non contempla certo le grandi industrie<br />
sporche e inquinanti anche se in materia di posti di lavoro non bisogna mai<br />
dare le spalle a nulla, però mi piacerebbe uno sviluppo sparso omogeneamente<br />
sul territorio, fatto di piccole e medie imprese che potessero vivere<br />
dignitosamente senza assistenzialismi, rispettose del territorio e<br />
dell&#8217;ambiente in generale, imprese produttive sopratutto di qualità da<br />
esportare in tutto il mondo, mi piacerebbe anche incrementare il turismo, un<br />
turismo fatto di accoglienza e servizi ma non di servilismo dove il turista si<br />
trovi a proprio agio, trovi quello che gli è dovuto come fruitore pagante delle<br />
bellezze paesaggistiche e poi vada via contento senza lamentarsi di essere<br />
stato strozzato da prezzi esorbitanti relativi a servizi mediocri. Mi<br />
piacerebbe che venissero restaurati e valorizzati tutti i siti nuragici<br />
esistenti poichè sono un patrimonio unico in tutto il pianeta ma poco<br />
conosciuto perchè in fondo siamo una piccolissima isola sperduta al centro del<br />
Mediterraneo e chi abita un po&#8217; lontano, nemmeno sa che esistiamo. Mi piacerebbe vedere, da qualunque parte mi volti autobus carichi di turisti e diretti in tutte le direzioni perchè quelli che attualmente vengono da noi non sono affatto sufficenti a provuoverci al grado di isola turistica, dovrebbero essere almeno 10 volte tanti, ma non solo<br />
turisti estivi a cui interessa esclusivamente il nostro mare smeraldo, ma turisti che<br />
frequentino i territori sardi durante tutto l&#8217;anno, daltronde c&#8217;è gente che va<br />
in Inghilterra a vedere i megaliti di Stonehenge, la grande muraglia in Cina,<br />
le piramidi, le teste dell&#8217;isola di Pasqua e in questi posti ci vanno durante<br />
tutto l&#8217;anno, perchè non dovrebbero venire qui a vedere i nuraghi ? La risposta è semplice: non sanno neppure che esistono, come non sanno che esistono grotte fra<br />
le più grandi e belle d&#8217; Europa, siti unici come Tiscali etc. Ci sono altre isole nel mediterraneo che hanno raggiunto questi obiettivi e sono isole minori ( le Baleari o nell&#8217;atlantico, le Canarie), non si può incaricare qualcuno del ruolo di &#8220;osservatore&#8221; e vedere di realizzare anche qui quello che hanno saputo realizzare loro? Dobbiamo dedurre che i loro governanti siano più responsabili e più capaci dei nostri? Dalla<br />
realizzazione di queste considerazioni possono scaturire migliaia di posti di<br />
lavoro.</p>
<p>&#8212;&#8211;giuseppe pistis&#8212;&#8212; </p>
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