Disoccupazione

Non è vero che in Italia il lavoro è un diritto. La Costituzione recita che l’Italia è fondata sul lavoro, ma nessun governo se ne è mai curato. Eppure tutti i disoccupati, trascurati dallo Stato, uniti potrebbero avere un grande peso nella politica dello Stato. Sarebbe una grande compagine, che in alcune Regioni supererebbe partiti di grandi tradizioni. Altro che sbarramento del quattro o dell’otto per cento. Nelle Regioni più colpite dal fenomeno, potrebbe diventare il partito di maggioranza relativa. Se poi al numero dei disoccupati cronici, aggiungiamo coloro che periodicamente riacquistano quella condizione, perché occupati con contratti a termine o similari; scopriamo che il partito di maggioranza è composto da cittadini accomunati dall’assenza di un lavoro stabile e che al disagio quotidiano aggiungono l’incertezza sul proprio futuro. Ma da che cosa è determinato questo fenomeno? Dalla domanda e dall’offerta, rispondono gli esperti. Ma cosa significa? In sintesi che chi ha il lavoro lo mantiene, chi invece non lo ha, si arrangi! Lo Stato non fa nulla per modificare la tendenza. Tutti gli strumenti per affrontare il problema servono a collocare al lavoro alcuni soggetti ben definiti. Non succede nient’altro. Ognuno deve muoversi per proprio conto e con le proprie forze; per gli amministratori conti meno di nulla. Istituzioni assenti, amministratori sordi e ciechi nutrono le liste del collocamento. Se leviamo una percentuale fisiologica di fannulloni; non si trovano solo tra coloro che lavorano, abbiamo una risorsa preziosa non utilizzata, tante potenzialità non espresse e professionalità mortificate. Forse, speculare per le tasse, bisognerebbe lavorare meno per lavorare tutti. Se precari si deve essere, allora tutti precari! Non è giusto che qualcuno goda di privilegi, mentre altri ne sono esclusi. E’ una favola che il collocamento sia frutto della contrattazione individuale. L’individuo è privo di potere contrattuale, mentre la collettività lo esercita per difendere privilegi raggiunti da pochi, che neppure lo meritano, a scapito dei tanti. Con un tale sfondo, ci si sorprende che l’economia zoppica. E’ normale che i consumi rallentino senza una prospettiva di continuità della stressa fonte di reddito. E’ normale che i giovani siano restii a formare  nuove famiglie e si trattengano molto a lungo in quella d’origine. E’ normale che alle soglie dalla terza età si formino sacche di povertà che spesso non si riesce neppure a percepire. E non è un fenomeno esclusivamente nostro. In altri Paesi economicamente più dotati e che credono di essere più civili, il fenomeno assume forme differenti, che comunque portano alle stesse conclusioni. Non serve neppure mandare al governo un altro schieramento politico. Se ne fregano tutti.  Compresa quella sinistra che ha lottato per lavoratori e deboli, ma conquistato il potere ha dimenticato da dove è venuta e dove era diretta

Scritto da  LINO DORE

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