Ciao e un salve a tutti, non saprei come commentare il disagio di tantissimi sardi che aspettano l’opportunita di lavorare o di tornare in sardegna per completare il loro percorso di vita negato da una societa ingorda di denaro e fama, (la societa che e al di fuori della nostra terra), che ci tiene in scacco anno dopo anno, se i sardi si sentono cosi uniti come dicono facciamolo non solo a parole , (questa e casa mia e qui comando io)basta con le vendite di villaggi,case vacanza, alberghi e chi ne ha pui ne metta a enti che gestiscono la nostra terra lasciando solo le briciole alla sardegna, dovremmo essere come san marino…no? grazie a tutti
Come opereremo
QUESTA FORMA DI ASSOCIAZIONISMO POTRA’ PORTARE DEI FRUTTI?
Questa associazione è assolutamente libera e apartitica e non deve sottostare ai diktat di nessuno. Non si pensi che i propositi dell’associazione siano inconsistenti e privi di efficacia perchè alla fine dei nostri contatti quando avremo realizzato un dossier su ciò che è necessario fare, saremo in possesso di un vero programma, di un percorso da seguire, di un target da raggiungere e da realizzare, esattamente come con una raccolta di firme si chiede di portare a compimento una qualsiasi iniziativa popolare e in caso di necessità ci muoveremo anche in tal senso. Noi pensiamo che soluzioni, idee e progetti non possano essere prerogativa esclusiva di chi siede nei palazzi del potere ma possano anche scaturire dalla mente del cittadino qualunque (forse abbiamo peccato di presunzione?) e siamo consapevoli che chiunque avesse avuto brillanti idee e intuizioni e avesse voluto farne dono a chi avrebbe potuto metterle in pratica per il bene della Sardegna, difficilmente sarebbe stato ascoltato e probabilmente neppure ricevuto. L’associazione che abbiamo costituito serve a fare da tramite fra gli ideatori e le istituzioni che in questo caso non potranno esimersi dall’accoglienza sopratutto se l’associazione avrà il supporto di migliaia di disoccupati sardi dai quali potranno scaturire soluzioni che potrebbero essere determinanti. Esiste anche l’ipotesi che nonostante gli sforzi sostenuti, il movimento dei disoccupati venga ignorato o peggio, deriso; nel caso si verificasse questa malaugurata ipotesi, cercheremo stade alternative alla richiesta diretta per raggiungere gli obiettivi.
Noi , come anche molti Sardi hanno avuto modo di verificare, ci siamo resi conto che questa assenza di opportunità lavorative che si accompagna anche ad altri problemi, si protrae ormai da parecchi decenni e che nulla sembra sia in preparazione, in futuro, per porvi termine. Questo significa che la staticità attuale è destinata a durare ancora per molto tempo salvo, saltuariamente, applicare la politica del “tappabuchi” nei casi più ecclatanti e tutto ciò con buona pace di chi aveva le speranze di crearsi una famiglia e un futuro. Già dal 1996 si pensò alla realizzazione di questa associazione ma l’idea fu accantonata visto che si preparavano eventi su scala mondiale ( la nascita di Eurolandia, la moneta unica etc.), ed avevamo tante speranze che avrebbero portato prosperità, benessere e sviluppo per tutti e anche per la Sardegna. Nonostante il progetto fosse stato momentaneamente accantonato, un embrione di associazionismo comincia a prendere forma quando, trascorse le elezioni vinte dall’ulivo, si giunse alla quarta giunta Palomba e fu allora che un folto gruppo di persone, esponenti della cultura isolana, che per l’ulivo aveva votato, scrisse una pepata lettera al quotidiano L’unione Sarda che la pubblicò in prima pagina (sabato 16 novembre 1996 a titolo “Ma dov’è la svolta promessa?) per esteriorare il proprio disappunto e la propria contrarietà nei confronti dell’abulia della classe politica regionale che aveva portato avanti una campagna elettorale infuocata sulla rinascita sarda.. Da quello scritto si evince che cambiando i nomi e le date, nulla è mutato!!! E sono trascorsi ben 12 anni!!!
MA DOV’E’ LA SVOLTA PROMESSA?
Noi sottoscritti, ricercatori, docenti, operatori culturali, riteniamo giunto il momento di dare pubblica espressione al senso di disagio largamente diffuso tra i cittadini e in particolare fra gli elettori e le elettrici dell’ulivo –dei quali facciamo parte- per il sostanziale fallimento al quale finora è andata incontro l’azione politica del governo regionale, espressione della maggioranza uscita vincitrice dalle elezioni del giugno 1994, fallimento del quale la crisi della giunta Palomba (la terza, è scandaloso rilevarlo in appena due anni) non è che l’esito ultimo e alla fin fine conseguente. Oltretutto, un fitto alone di mistero circonda le vicende della politica regionale. Noi non facciamo parte di quella categoria di persone che ama contrapporre la società civile alla cosiddetta classe politica, quasi che quest’ultima non fosse, come in realtà è, espressione dei (molti) vizi e delle (poche) virtù di un popolo da sempre incline a preferire i canali clientelari all’esercizio trasparente e motivato dei propri diritti e dei propri doveri. Tuttavia non possiamo non constatare la pressoché totale interruzione di ogni rapporto di comunicazione tra eletti ed elettori, consumatasi nel giro di pochi mesi dalle elezioni e tanto più grave e dolorosa quanto maggiori erano le speranze da noi riposte in quel nuovo modo di fare politica che ci era stato prospettato e che avrebbe trovato di li a poco la sua più efficace espressione nel programma dell’ulivo. Oggi abbiamo l’impressione, che sentiamo largamente condivisa intorno a noi e specialmente fra i giovani, che nel palazzo di Via Roma si continuino a celebrare riti esoterici o perlomeno segreti, tanto che a volte viene da pensare a quel palazzo come un’astronave proveniente da mondi lontani il cui strano equipaggio non possieda neppure un rudimentale sistema di segni per comunicare con l’esterno.
Per uscire dalle metafore e porre qualche domanda “ingenua”: in che consistono i poteri forti e occulti che determinano dall’esterno la politica regionale piegandola a proprio favore e che hanno provocato l’attuale crisi? Si tratta di una “cupola”? Di un comitato d’affari? Di un’associazione per delinquere tra politici e affaristi? E non ha nomi e cognomi che possano essere fatti per il rispetto che si deve ai cittadini che vogliono essere informati con trasparenza e onestà?
Il disagio di cui parliamo, tuttavia, è cosa molto più grave del fastidio per l’insipienza dei politici. Avvertiamo la presenza di una crisi assai profonda che è crisi di fiducia nella politica, tanto più grave quanto più si era scommesso su una sconfitta irreversibile del vecchio modo di gestire la cosa pubblica, noto a suo tempo con il nome di partitocrazia, indebita e spesso criminosa occupazione delle istituzioni da parte delle nomenklature di partito. Ci eravamo illusi che la spinta riformatrice, che credevamo propria della sinistra, avrebbe fatto in questa legislatura dei decisivi passi in avanti producendo, tra l’altro, un nuovo modo di selezione delle rappresentanze politiche. E’ avvenuto il contrario, non solo non si è mosso nulla in fatto di revisione dello statuto regionale e di riforma dell’ente regionale, non solo si è evitato di porre mano ad una nuova legge elettorale che togliesse di mezzo quella pessima vigente, ma ci si è affrettati (singolare caso di riformismo alla rovescia) a disfare l’unica normativa antipartitica ereditata dalla legislatura precedente, abrogando in fretta e furia la legge che impediva ai consiglieri regionali di far parte della giunta; sicchè anche quella piccola crepa aperta nel sistema clientelare è stata prontamente eliminata con il rischio di riconsegnare, senza più remore, la Regione del popolo sardo ai gruppi di potere ( esterni e interni ai partiti)
Ai comitati d’affari, ai Pacini-Battaglia della situazione.E’ ovvio, stando cosi’ le cose, che l’uso assistenziale, sostanzialmente corruttore, del pubblico danaro continui a prevalere di gran lunga su una politica economica basata sugli investimenti produttivi. Le dure considerazioni fin qui svolte hanno per noi un solo senso: quello di stimolare una riflessione sulle cause che hanno determinato, in cosi’ breve lasso di tempo, il crepuscolo se non il tramonto delle prospettive di rinnovamento inaugurate dalla stagione dell’ulivo, questa inedita coalizione di forze politiche che tante energie era riuscita a mobilitare nella società civile tra i giovani, gli intellettuali, i tecnici, i professionisti, gli imprenditori, i lavoratori in genere.. Riflessione tanto più urgente che la rielezione di Palomba fornisce al consiglio una insperata prova di appello che sarebbe, a questo punto, colpevole fallire.
Commenti
Di: pierpaolo on 11 Giugno 2009
alle 22:10
Ciao Pierpaolo, bensentito per la prima volta, le tue osservazioni sono legittime e identiche a quelle di tutti noi e abbiamo potuto verificare che le istituzioni sono sorde a qualsiasi suggerimento, l’articolo di Fabrizio Pes sul come creare lavoro (in alto a destra) ne è l’esempio. Se avremo fortuna il movimento crescerà e magari cambierà anche qualcosa, ci vuole tempo e noi tutti siamo pazienti, se desideri cimentarti in un articolo più impegnativo non hai che da proporlo e verrà pubblicato integralmente.
Di: mosapo.com on 12 Giugno 2009
alle 07:12
