Un raggio emerge tra le nuvole. Ho trovato la soluzione allo stato di crisi che il mondo sta attraversando! Non è né difficile né rivoluzionaria. Anzi tanto semplice quanto ovvia. LAVORO!!!! Lavoro per tutti. Con tale soluzione si risolvono più problemi che assillano le società post industriali. Impegno e partecipazione allontanano cattivi pensieri. Non dimentichiamo che un occupato diventa anche consumatore. E tanto più un individuo ha certezza del lavoro, tanto più i suoi investimenti sono proiettati nel futuro. Al di fuori di qualche malattia mentale è altamente improbabile che qualcuno metta a rischio il suo progetto di vita per rincorrere chimere. Quanto più l’individuo lavora, tanto meno delinque. Al contrario l’ozio alimenta rancori, fermenta umori reconditi. Una società condivisa attraverso il lavoro e l’impegno sociale rende l’individuo più consapevole del suo ruolo in seno alla collettività ed accresce lo spirito del gruppo di appartenenza. E’ pur vero che esistono individui altamente refrattari a qualunque collante sociale, ma questi esisterebbero comunque, seppure ridotti ad una esigua minoranza. Devianze patologiche sono fisiologiche nelle società soprattutto in quelle urbanizzate. Ma tutta la stragrande maggioranza, impegnata nel personale percorso di crescita economico sociale, rispetterebbe le regole di convivenza, attenuando anche quei fenomeni che suscitano attenzione da parte della forza pubblica. Non è un caso che le grandi organizzazioni criminali prosperino nel meridione sottosviluppato. Qui riescono a radicarsi sostituendo lo Stato nella produzione del reddito, distribuendo occupazione laddove non c’è, ma soprattutto restituendo un barlume di speranza a coloro che, aspettando un lavoro dalle istituzioni, l’hanno perduta insieme alla pazienza. La ricetta e semplice ma funzionale. Lavoro a tutti i disoccupati significa creare nuovi contribuenti che accrescono il fatturato delle Aziende soffrenti per il momento congiunturale sfavorevole. Tutto ciò si traduce in maggiori entrate per il fisco con ulteriori risorse per lo Stato da destinare a nuovi investimenti che creano lavoro, occupazione e nuovo reddito. E’ un circolo virtuoso che fa soldi dai soldi. Non ripartisce i rari denari disponibili tra pochi eletti, destina i denari pubblici alla creazione di lavoro che produrrà occupati, contribuenti attenti a curare gli interessi generali perché coincidenti con quelli personali. Si alleggerirà la pressione dalle forze dell’ordine che in presenza di una flessione degli atti delinquenziali potrà essere utilizzata nella lotta contro la criminalità organizzata, sempre attenta a pescare nel torbido. Non esiste altra soluzione. Abbiamo bisogno di un elemento illuminato che abbia la capacità di tradurre in pratica questa trovata teorica. Non convincono quelle mezze soluzioni che levano ad un servizio per dare ad un altro. E’ inutile e controproducente economizzare sulle pensioni, col risultato di affamare milioni di pensionati, perché gli occupati non riescono più a garantirne il pagamento. Oltre ad una gestione allegra del sistema pensionistico utilizzato come salvadanaio personale da alcuni soggetti, si creano nuove emergenze senza risolvere il problema di base. Solo l’abbondanza di lavoro fornirà gli strumenti per combattere qualunque problema dovesse presentarsi alla collettività, accompagnato all’esigenza di reperire nuove risorse. Ma dove vanno a finire i miliardi di euro dell’imposizione fiscale? Non in infrastrutture, neppure in servizi, almeno non si vedono ne le une ne gli altri. Allora la “condotta” istituzionale ha delle perdite. Eliminate queste si avranno ancora ulteriori risorse da destinare al benessere del Popolo. La cura è nella ricetta della macroeconomia: ricavare denaro dal denaro.
scritto da Lino Dore
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