mosapo disoccupazione sardegna
Scritto da: mosapo.com | 20 Maggio 2009

MA E’ COSI’ DIFFICILE CREARE LAVORO?

Ma è cosi’ difficile creare lavoro? Il sospetto è che non si voglia creare lavoro per tenere i sardi sempre sulla corda  prospettando il lavoro futuro senza la minima volontà di realizzarlo. Sappiamo tutti che sarebbe bello poter lavorare nella pubblica amministrazione e invidiamo chi è riuscito ma sappiamo anche che non è possibile e allora il lavoro bisogna inventarselo, bene! E chi non ha i mezzi? Che fa? Io credo che dovrebbe pensarci la politica che invece di spargere contributi a fondo perduto in dubbie attività farebbe meglio ad impiegare quei quattrini in strutture alberghiere e in pubblicità turistica visto che il turismo è la nostra ancora di salvezza e andrebbe sviluppato e sostenuto. Come?  Negli anni 60-70 esisteva un ente chiamato E.S.I.T.  ente sardo industrie turistiche, sapete cosa faceva tra l’altro? Una cosa importantissima: erigeva strutture ricettive e le affidava in gestione ai privati.  Chi non ricorda la famosa tavernetta ESIT di Campu Omu ? Chi ricorda che l’attuale ospedale marino era un grande albergo ESIT che si chiamava ” Hotel Golfo degli Angeli” ?  Di queste strutture affidate poi alla gestione privata se ne trovavano in molte località dell’isola ma evidentemente furono affidate a persone di non provata capacità o furono dismesse per le traversie dell’ente,  oggi l’ESIT esiste sulla carta ma non ha più questi compiti. Cosa impedisce alla Regione Sardegna di ripercorrere quella strada con molta più trasparenza, cosa impedisce che nelle varie località si istituiscano corsi per istruire i disoccupati del posto sulle tecniche ricettive e dei servizi turistici,  inoltre abbiamo anche validissime scuole alberghiere, o devono servire solo a fare i camerieri dei potentati continentali?  Cosa impedisce che questi disoccupati si riuniscano in cooperative di tot. membri e gli si affidi una struttura con il trasparentissimo metodo dell’estrazione a sorte per dissipare i sospetti di nepotismo o di altre straneze avvenute in passato, cosa impedisce di istituire un servizio regionale di aiuto e controllo di queste strutture, che rimangono sempre di proprietà regionale e per cui sarebbe previsto un canone di gestione, in modo che non funzionando a dovere vengano indirizzate per il meglio? Eppure sappiamo che esiste una miriade di siti privi di qualsiasi struttura ricettiva, si aspetta che qualche continentale pieno di soldi ci metta gli occhi sopra e ci porti via il pane?  A volte bastano anche iniziative meno impegnative, ad esempio vietando il pernottamento di campers e roulottes nel territorio libero dell’isola durante la notte, anche perchè non se ne può controllare i reflui, in questo modo aumenterebbe la richiesta di sosta nelle strutture attrezzate, strutture che potrebbero essere gestite da disoccupati. C’è qualcuno che dissentendo può dirmi perchè queste iniziative non possono essere intraprese dalla Regione Sardegna?

Fabrizio Pes

Commenti

Se si parte dal presupposto di vietare qualcosa a qualcuno si parte col piede sbagliato (vedi ultima parte dell’articolo). Si devono, invece, offrire servizi e poi far par pagare il giusto per il servizio offerto in modo che chi ne usufruisce è contento di tornarci. Ai politici bisogna metterci una pietra sopra. Non importa nulla toglierci dalla fame perchè ciò NON porterebbe voti (non avrebbero niente da promettere). Io ho chiuso un’attività dopo 17 anni. I clienti hanno imparato a non pagare e, primi fra tutti, le strutture statali. Con l’età che ho non posso andare in pensione (ne’ ci vorrei essere) ma è difficile trovare lavoro. In base ad esperienze di amici, le cooperative in Sardegna non prendono piede perchè il sardo è fondamentalmente geloso: meglio la fame piuttosto che metà e metà. Non ci credevo ma ho constatato che è così. Cosa fare? Buttar fuori nuovamente i feudatari. Avete fatto l’esempio della Corsica, ma loro mettono le bombe sotto il sedere di chi non fa il proprio dovere o di chi pensa di fare razzia delle bellezze dell’isola. Noi siamo sempre con la benda sugli occhi checchè l’ex presidente l’abbia tolta dai mori sulla bandiera.

Crediamo che nella civile convivenza siano necessarie delle regole e fra queste sono contemplati anche i divieti verso quelle azioni che ledono il bene comune e la sosta selvaggia dei camper inquinatori è fra queste, in cambio , come dici è necessario offrire servizi adeguati a prezzi adeguati ma la negazione del camper fai da te deve essere ferrea perchè ne va di mezo l’ambiente che è un bene comune.
A dare il colpo di grazia alle imprese vi è anche l’andazzo dei pagamenti e l’avidità da parte dello stato e questo è indice di cattivo esempio e di moralità decaduta e sappiamo bene che è l’antefatto della chiusura di molte piccole imprese autonome. Pur conoscendo la ritrosia dei sardi per qualsiasi tipo di cooperazione, abbiamo quotidianamente sotto gli occhi cooperative che funzionano e che producono, quindi riteniamo doveroso perseverare nell’instradamento verso questa forma di associazionismo confidando che la tipica testardaggine dei sardi si dissolva davanti a prospettive di sviluppo concrete, insieme a questa consapevolezza sono destinati a soccombere i feudatari e anche la benda sugli occhi è destinata a sparire, con l’arretratezza in cui è stato mantenuto il popolo sardo, sono obiettivi che verranno raggiunti più lentamente ma con certezza . Noi ci crediamo.

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