Ora cosa accadrà? Per noi poveri disoccupati cambierà qualche cosa? Forse nulla, ma per un po’ possiamo sognare, sperare che cambiate le condizioni ambientali, il nuovo soggetto politico voglia realmente affrontare e risolvere il problema. Credo infatti che sia solamente una questione di volontà politica a complicare la soluzione del dramma disoccupazione nelle famiglie. Da coloro a cui deleghiamo il potere, ci aspettiamo che affrontino e risolvano tutti i problemi, anche i nostri personali, almeno che ci provino con serietà e convinzione. Grande responsabilità in questa situazione è da addebitare alla riforma sul rapporto di lavoro che ha introdotto i cosiddetti contratti atipici portatori della precarietà lavorativa imperante nell’attuale società. Tanta precarietà ha fatto venir meno anche quel vincolo di solidarietà sempre presente tra colleghi. Tutti sono avvertiti come concorrenti ed in competizione per quel tozzo di pane sempre più sfuggente. Non trapela alcuna notizia sul lavoro, reticenza anche nei rapporti interpersonali, che se approfonditi potrebbero rivelare qualche informazione utilizzabile da altri per trarre vantaggio nella corsa verso un lavoro evanescente. Chi acquisisce informazioni, le serba per se o all’interno della propria sfera di conoscenze, non è permesso condividerle con altri. Anche l’occasione di socializzare all’interno della sfera lavorativa, ne scaturisce mortificata, difficilmente infatti troviamo amici tra i colleghi di lavoro. Un tempo ciò era frequente, consuetudine che ha permesso la nascita dei C.R.A.L., oggi utilizzati quasi esclusivamente da parcheggio temporaneo per i figli. Sono sempre più convinto che il rapporto di lavoro debba riacquistare quella caratteristica spazio-temporale che ha perduto. La generazione prodotta dalle nuove forme di contrattazione flessibile, ha generato insicurezza cronica, fonte di quella destabilizzazione generazionale responsabile della denatalità e della precarietà anche nei rapporti tra i due sessi, a cui possono essere attribuiti buona parte dei fallimenti personali e familiari. La stabilità è fondamentale nei rapporti tra persone, soprattutto nel rapporto di coppia quando viene a mancare ne mina le fondamenta. Vivere giorno per giorno, angoscia alcune individualità che nella quotidianità garantita avvertivano quella sensazione di sicurezza, spazzata via dal par ime, molto fico da pronunziare ma deleterio per la visione del futuro dei nostri giovani. Mentre il posto fisso era avvertito come una limitazione alla creatività individuale, oggi si è scatenata la caccia al posto fisso, anche se meno qualificante e gratificante. Solo attraverso la programmazione a lunga scadenza è possibile tracciare quel percorso di vita che è venuto a mancare a questa generazione. Questa situazione, ritenuta insopportabile, sta scatenando un nuovo sessantotto alla rovescia; al posto di garantire diritti e libertà, ridefinisce i confini degli stessi nei quali spesso la troppa libertà individuale si scontra col diritto di tutti di poterne usufruire pienamente. Credo siano tutti disponibili ha barattare un pò meno libertà con un pò più di lavoro e certezza sul futuro. Anche questo non è il massimo per la democrazia ma è il frutto del troppo liberismo e liberalismo.
(scritto da Lino Dore)
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